Gazzetta di Reggio

Violino e pianoforte 

Repin e Lugansky dal classicismo fino al Novecento

Giulia Bassi
Repin e Lugansky dal classicismo fino al Novecento

Alla riscoperta di Ravel, Prokofiev Bartok e Brahms domenica al Valli con due solisti di fama internazionale

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REGGIO EMILIA. Due tra i solisti più apprezzati del momento, Vadim Repin e Nikolai Lugansky, in concerto domenica (ore 20.30) al teatro affrontano un fascinoso percorso che dal culmine della tradizione classica arriva al cuore della scrittura violinistica novecentesca.

Vadim Repin, nato in Siberia, a 11 anni ha vinto tutte le categorie del concorso Wienawski, a 17 è stato il più giovane vincitore di sempre del Concorso Reine Elisabeth di Bruxelles e da allora si è esibito con le orchestre e i direttori più importanti del mondo. Inoltre Repin, che è compagno della celebre étoile Svetlana Zacharova, ha registrato i grandi concerti russi per violino di Šostakovič, Prokof'ev e Čajkovskij per Warner Classics. Per Deutsche Grammophon ha registrato la Sonata "A Kreutzer" con Martha Argerich, il Concerto per violino di Beethoven con i Wiener Philharmoniker e Riccardo Muti, il Concerto per violino e il Doppio Concerto di Brahms (con Truls Mork al violoncello) con la Gewandhaus Orchestra e Riccardo Chailly. I Trii di Čajkovskji e Rachmaninov con Mischa Maisky e Lang Lang hanno vinto il premio Echo, mentre il disco con Sonate di Grieg, Janáček e Franck, registrato proprio con Nikolai Lugansky nel 2010, ha vinto il Bbc Music Award.

Lugansky, nato a Mosca, è un pianista di straordinaria profondità e versatilità, vincitore di numerosi concorsi internazionali, tra cui l’International Bach Competition di Lipsia nel 1988, All-Union Rachmaninov Competition nel 1990 e Čajkovskji International Competition nel 1994.

Domenica si cimenteranno nell’ultima delle tre sonate per violino e pianoforte scritte da Brahms, la grande Sonata in re minore (1886-1888) in quattro movimenti che attesta la capacità del compositore di ripensare le forme classiche schiudendole a nuovi orizzonti. Di pochi anni successiva, la Sonata postuma di un Ravel ventiduenne (1897) reca non solo i segni della tradizione francese (Fauré e Franck), ma anche del razionalismo formale che gli è proprio, mentre la Sonata (1938-1946) di Prokof’ev è improntata a un gusto neoclassico e a un rinnovato lirismo. Tra Francia e Russia, completa questo fascinoso viaggio un brano dell’ungherese Bartók che in quegli anni proseguiva la sua originale rielaborazione delle forme ereditate dalla tradizione, come nella Rapsodia (1928), composta in un momento particolarmente fecondo e innervata di motivi popolari ungheresi, rumeni e transilvanici.

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