Gazzetta di Reggio

Roma e il sole di Sicilia, i due mondi amati e dipinti da Fausto Pirandello

Roma e il sole di Sicilia, i due mondi amati e dipinti da Fausto Pirandello

L’artista in mostra alla Galleria de’ Bonis: «In una ventina di opere toccate tutte le sue tematiche» 

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REGGIO EMILIA. Le opere del pittore Fausto Pirandello (Roma 1899-1975), rappresentante della Scuola Romana e figlio del celebre scrittore e premio Nobel Luigi Pirandello, sono esposte fino al 29 gennaio alla Galleria de' Bonis in città (Viale dei Mille, 44/D). Un progetto che avrebbe dovuto fare da trampolino di lancio allo stand progettato dalla Galleria per Arte Fiera Bologna, manifestazione fieristica recentemente rinviata a causa della crescita dei contagi. Parliamo della mostra, delle nuove strategie e dei progetti in programma per il 2022 con i galleristi Stanislao de’ Bonis e Margherita Fontanesi, punto di riferimento per l’opera di Renato Guttuso e di altri maestri del Novecento italiano ed ora interlocutori privilegiati anche per il mercato di Fausto Pirandello.

Fausto Pirandello ha trovato la sua collocazione fra i grandi maestri del Novecento italiano in anni relativamente recenti, probabilmente “gravato” anche da un cognome importante. Quali notizie abbiamo del rapporto tra padre e figlio?

«Rapporto sano, ma conflittuale, come tutti i rapporti intergenerazionali, con l'aggravante che entrambi facevano parte di quell'ambiente artistico-culturale che tanto era in fermento negli anni tra le due guerre. Il padre, un gigante, consacrato con il premio Nobel nel 1936, il figlio che sarà ospite della Biennale di Venezia nel 1926 e poi con continuità dal 1932 al 1942 e che scalpita e cerca di tradurre in pittura lo spirito indagatore e psicologico del padre».

Un dato certo è che le opere di Fausto Pirandello sono intrise di quella sicilianità che porterà sempre con sé come imprinting familiare.

«Fausto Pirandello è nato a Roma e ha fatto parte a pieno titolo della Scuola Romana, ma può essere considerato a tutti gli effetti un pittore siciliano. Della Sicilia ha conservato i sapori ed i colori che si possono leggere nelle sue opere, interpretandoli in maniera unica ed eccezionale, come se fossero carichi di un sole troppo forte, il sole di Sicilia. Ma con il sole forte la visuale cambia repentinamente. Ed ecco quindi che troviamo opere forti con colori decisi, come quando scattiamo una fotografia ed abbiamo il sole alle spalle e i contorni sono chiari e nitidi. E, all'opposto, in altre tele è come se un visitatore, accecato dal forte riverbero, guardasse un paesaggio, un corpo, facendo scudo agli occhi con una mano e riuscendo a cogliere una visione sfumata, ma che conserva al tempo stesso la sua forza e la sua crudezza. Il tutto arricchito da una materia densa e scabra... come quella di un assolato pomeriggio siciliano».

Come è strutturata la mostra? L'opera da non perdere?

«La mostra raccoglie una ventina di opere che coprono il periodo dagli anni '30 agli anni '60 e che cercano di toccare tutte le tematiche dell'artista. Dalle “bagnanti” (tema a lui così caro che lo accompagnerà lungo tutta la sua carriera) alle nature morte, ricche di “quotidianità” e finta-casualità, dai corpi al paesaggio, e ai tetti di Roma in particolare, che suggellano un amore profondo dell'artista per i suoi due mondi: Roma e la Sicilia. Il sentimento con cui Pirandello dipinge il nostro “Tetti di Roma” (1939, olio su tavola, cm. 62 x 50) è quello di una visione nella quale egli denuncia la propria soggezione all'atmosfera magica di questa città straordinaria e decadente al tempo stesso, simbolo di una opulenza perduta, dove l'afa e lo scirocco che arrivano direttamente dalla Sicilia sembrano invadere l'opera giocando con i contrasti che la luce crea sulle cupole, sui tetti e sulle altane dei palazzi».

In questi giorni era prevista la vostra partecipazione ad Arte Fiera Bologna, una delle principali fiere d'arte in Italia, rimandata per la crescita dei contagi. Quali opere avremmo visto nel vostro stand? Le vedremo in Galleria?

«Purtroppo abbiamo da poco appreso la notizia che la Fiera di Bologna sarà posticipata e questo ci ha fatto molto dispiacere. Come è nostra prerogativa da sempre, avevamo focalizzato l'attenzione su pochi artisti, per presentare solo opere di grandissima qualità, supportate da uno studio dei testi e dei materiali, per permettere al nostro pubblico di capire a fondo i singoli artisti e le opere da noi presentate. Ci piace lavorare offrendo agli amici della Galleria la possibilità di approfondire la conoscenza di un artista per poi arrivare serenamente alla consapevolezza di un acquisto. Gli artisti che avremmo esposto sono tre: Renato Guttuso, Fausto Pirandello e Antonio Ligabue, presentando un autoritratto inedito di ciascun artista, accompagnato da altre due/tre opere particolarmente rappresentative. Aspettiamo di conoscere le nuove date, in alternativa proporremo, come l'anno scorso, una mostra in galleria dal titolo “ ArteFiera arriva in galleria” dove il nostro pubblico potrà visionare le opere che erano state selezionate e tenute da parte per questa edizione».

Come è cambiato il vostro lavoro in questi due anni?

«In questi ultimi due anni il mondo è cambiato profondamente e, ovviamente, anche il nostro lavoro si è dovuto trasformare. Abbiamo cominciato a usare di più gli strumenti che la tecnologia metteva a disposizione, non solo i social ma anche presentazioni e video-chiamate per permettere a distanza, di visitare le nostre mostre. Ci siamo attivati per garantire il distanziamento personale e la massima sicurezza ai nostri amici e abbiamo organizzato pomeriggi dedicati a un singolo cliente, per permettere di fruire liberamente e in totale tranquillità delle nostre opere, con due consulenti a disposizione».

Qualche anticipazione sul vostro 2022?

«Quest'anno siamo partiti ancora più carichi e pronti ad inventarci nuove iniziative per poter condividere ancora questo amore per l'arte che ci lega ai tanti amici che ci vengono a trovare».

Info: tel. 0522/580605, www.galleriadebonis.com

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