Gazzetta di Reggio

Teatro Ariosto 

Un gioco al massacro Sul palco “Chi ha paura di Virginia Woolf”

Giulia Bassi
Un gioco al massacro Sul palco “Chi ha paura di Virginia Woolf”

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REGGIO EMILIA. «Molti critici hanno detto che Chi ha paura di Virginia Woolf” è solo un gioco ironico (…). Eppure, non posso credere che questa scelta, in un autore attento come Edward Albee, sia solo un vezzo intellettualistico, dal momento che per sostituire la parola “lupo” scomoda una delle figure intellettuali più importanti del Novecento, Virginia Woolf. Perché lo fa?». A chiederselo è Antonio Latella che torna alla regia per dirigere questo classico della drammaturgia americana in scena al Teatro Ariosto oggi e domani (ore 20.30). Si tratta del testo più conosciuto del drammaturgo statunitense Edward Albee, scritto nel 1962. Dopo una serata trascorsa ad una delle tante feste, essi ricevono la visita di due giovani ospiti; i quattro si addentrano in una specie di gioco della verità, un labirinto di parole che porta le due coppie a mettere a nudo tutto di sé. Lo spettacolo del Teatro Stabile dell’Umbria, con il contributo della Fondazione Brunello e Federica Cucinelli, si avvale della presenza di Sonia Bergamasco (Martha), Vinicio Marchioni (George), Ludovico Fededegni (Nick) e Paola Giannini (Honey). Dunque sostituire la parola “lupo” con Virginia Woolf da parte di Albee, non può essere casuale per il regista campano. «Virginia Woolf è un’autrice che crea un nuovo modo di narrare. Una vera visionaria, una combattente per l’emancipazione femminile – scrive Latella nelle note di sala dello spettacolo –. Credo che tanto di tutto questo si trovi nel testo, la Woolf è presente nei due protagonisti che fanno da specchio alla giovane coppia scelta come sacrificio di questo violento e disperato amore, questo: “jeu de massacre”». La Woolf è presente anche in una idea di narrazione che riguarda Albee: «Ogni volta che entra la morte, bisogna inventare, mentire, ricostruire. La morte la puoi vincere solo con l’invenzione. Ed è quello che fa fare Albee ai suoi protagonisti, prende spunto da questa frase della Woolf e porta questa coppia, morente, a inventare per ricrearsi, a scegliere di inventare un figlio mai esistito, ed è spiazzante che lo faccia proprio lui che fu adottato. Bisogna scegliere di spiazzare la morte, di vincere la depressione, la paura, forse anche di anticiparla proprio come fece la grande Virginia Woolf».

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