Gazzetta di Reggio

l’incontro 

«All’alba con Kenna per gli scatti d’autore sulle rive reggiane del Grande Fiume»

Tiziano Soresina
«All’alba con Kenna per gli scatti d’autore sulle rive reggiane del Grande Fiume»

Guastalla: il fotografo Andreoli ha accompagnato il maestro nelle atmosfere della Bassa: «È attratto dal magnetismo del Po» 

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GUASTALLA. Da tempo il fotografo angloamericano Michael Kenna cattura, con le sue immagini rigorosamente in bianco e nero, le atmosfere del Po: la sorgente, gli scorci emiliani, le coltivazioni intensive di pioppi, le tracce dello sviluppo industriale, il delta. Una familiarità con il Grande Fiume scattata la prima volta nel 2007 a Guastalla, con il desiderio di farvi ritorno il prima possibile «perché il Po è potente, bello, carismatico, umile e arrogante allo stesso tempo». E così è stato.

In una di queste “puntate” - specificatamente nell’area rivierasca reggiana - è stato accompagnato dal fotografo guastallese Giorgio Andreoli che la Gazzetta incontra alla mostra di Kenna in corso nella dimora gonzaghesca. Un dialogo, infarcito di ricordi, soffermandoci nelle sale sulle foto che “narrano” oltre seicento chilometri di acqua, pianura e sbocco al mare.

Un maestro della fotografia non arriva tutti i giorni nella Bassa reggiana…

«Infatti, davvero una bella esperienza per noi appassionati della Bottega Photografica di Boretto. Eravamo in tre quella mattina e l’abbiamo accompagnato nei posti più significativi che conosciamo: la zona rivierasca guastallese, l’isola degli internati a Gualtieri, lo spiaggione a Luzzara. Ci siamo incontrati all’alba al Lido di Guastalla. Eravamo nell’ottobre 2017. Cercava la nebbia, quelle atmosfere. Jeans, giubbotto, scarpe da trekking, macchina fotografica e cavalletto in spalla, l’esposimetro al collo: Kenna è partito con noi ad esplorare la zona per trovare l’inquadratura giusta».

Che tipo è Michael Kenna?

«Una persona squisita, cordiale, alla mano. A pranzo, in trattoria a Luzzara, a mangiare i cappelletti, c’è stato poi il tempo di scambiare quattro chiacchiere, nonostante la difficoltà con la lingua. Ho colto l’occasione per chiedergli alcune cose su come affronta il lavoro fotografico».

Come nascono le sue immagini?

«Mi ha spiegato che il digitale non gli interessa, mentre l’analogico dice che fa parte del suo essere. Utilizza una Hasselblad, macchina analogica svedese totalmente manuale. Come ho visto quel giorno al fiume, una volta trovata l’inquadratura che lo convince, sistema la macchina fotografica sul cavalletto, apre l’obiettivo mettendo a fuoco come ritiene opportuno, per poi avviare esposizioni di ore, anche di notte quando comunque un minimo di luce c’è. Un procedimento che coglie le nuvole in movimento o la scia setosa dell’acqua del fiume mai ferma. Lui rimane lì durante queste esposizioni. Un processo lungo, lento, che successivamente prosegue in camera oscura, dove Kenna cura personalmente lo sviluppo delle pellicole, gustandosi il piacere di quanto realizzato. La lentezza che porta a foto meditative».

Parliamo delle sue fotografie, con il bianco e nero come scelta radicale.

«Il bianco e nero è una semplificazione, fa riflettere. Sono scatti minimalisti. Le sue sono comunque immagini emozionali, non un documento. Invitano all’introspezione. C’è una pulizia estrema nelle sue fotografie. Come si nota in mostra, entri in quelle foto quadrate di piccole dimensioni, si crea un rapporto intenso e personale fra chi guarda e quanto colto dall’autore lungo il Po. Non vi sono mai esseri umani. Ci ha raccontato come è nata la bella immagine che è divenuta la copertina del catalogo. Era a Bondeno, sulla destra una casa colonica con diversi uccelli sul tetto, forse piccioni, che lì sostavano. Aiutato dall’accompagnatore di quel giorno, hanno battuto le mani e gli uccelli, spaventati, sono subito partiti attraversando il fiume. Un momento dinamico, nella foto si è colto l’attimo».

Kenna definisce, con trasporto, il Po «un fiume sorprendentemente bello che offre una miriade di opportunità per fotografare».Riflessioni uscite anche in quell’incontro autunnale di cinque anni fa?

«Sì, è rimasto colpito dal Po, una magnetica attrazione. È per esempio affascinato dai pioppeti, ma lo stesso discorso vale per gli attracchi, le barche, i ponti, le case fatiscenti, le centrali elettriche che s’incontrano lungo l’asta del fiume. Ci siamo imbattuti in una sedia lasciata da un pescatore in una spiaggia dove di certo va abitualmente. Kenna ha lavorato sull’inaspettato particolare, per poi trovare l’angolatura giusta su quella traccia del passaggio umano in riva all’acqua. È il suo modo di conversare con il Po».

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