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In scena al Teatro San Prospero c'è Artemisia Gentileschi, un’eroina femminista del ’600

La vita tormentata di un’artista coraggiosa e passionale.  A dar voce alla protagonista è Antonietta Centoducati, anche autrice del testo 


12 marzo 2022 Giulia Bassi


REGGIO EMILIA. Una storia di donna, in cui pathos, passione e determinazione delle opere pittoriche, s’intreccia con la sua vita segnata da un’orribile tragedia. In ogni caso guardare ad Artemisia Gentileschi (1593-1656) significa ripercorrere la storia di donne coraggiose, capaci di lottare a costo della propria vita per dimostrare di esistere.

La sua vicenda per molti aspetti straordinaria rivive in scena questa sera (ore 21) al Teatro San Prospero nello spettacolo “Del mio dolce ardor” nell’ambito del Festival “Donne in scena” ideato da Dina Buccino che propone sei spettacoli teatrali ideati e recitati da attrici reggiane.

Nel testo scritto da Maria Antonietta Centoducati, viene rievocata la figura della pittrice caravaggesca figlia primogenita di Orazio Gentileschi: una donna che si fa strada in un mondo pensato esclusivamente per gli uomini, che subisce un atto di violenza sessuale da parte del suo maestro di pittura Agostino Tassi e affronta un processo per stupro, durante il quale viene pubblicamente umiliata e torturata, ma che nonostante tutto riesce con coraggio e passione a riscattare se stessa e la sua arte, arrivando addirittura ad essere la prima donna ammessa all'Accademia delle Arti e del Disegno di Firenze.

L’attrice Maria Antonietta Centoducati, nei panni di Artemisia, ha scritto un testo che ripercorre le tappe essenziali della vita di Artemisia.

Il soprano Annalisa Ferrarini, accompagnata dalle note dall’arpa di Carla They, interpreta brani del repertorio musicale tardi rinascimentale e barocco che traducono gli umori melanconici, violenti, esuberanti della vita della pittrice che fu anche liutista ed ebbe occasione di intrattenere rapporti epistolari con importanti compositori del proprio tempo tra cui Claudio Monteverdi.

Uno spettacolo in cui musica e narrazione si intrecciano con forza vibrante per raccontare una storia di arte, di lotta e di estrema passione.

Lo spettacolo, in relazione al tema trattato, è introdotto da due momenti di riflessione. Si parlerà infatti di giustizia che le donne si sono spesso vista negare, a partire dai secoli passati fino ad oggi: alle 19.30 sarà presentato il libro “Ecco, sono venuti a prendermi! Resistenza e tenerezza delle donne saharawi” con l'associazione Jaima Sahrawi. Un momento di riflessione che narra il contesto di lotta dal punto di vista femminile. Donne in scena per la difesa del diritto di autodeterminazione dell'ultima colonia africana da decolonizzare: il Sahara Occidentale.

A seguire, alle 20.30, “Da Artemisia ad oggi: il processo per stupro e la vittimizzazione secondaria”: un dialogo tra le avvocate Giovanna Fava e Natalia Maramotti, con la conduzione di Carla Maria Ruffini a rappresentare “Non Una Di Meno”. Un’analisi della violenza subita da Artemisia Gentileschi da un punto di vista giuridico tra il passato e il presente.

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