Metti due giorni con Massimo Zamboni tra musica, parole e immagini “resistenti”
Venerdì e sabato al Metropolis: dal concerto per lanciare “La mia patria attuale” alla presentazione di “Sovversivi”
BIBBIANO. Un lungo giro dalla musica alle parole incise, alle immagini color seppia, alle memoria di resistenza di perenne impegno. Al centro la stessa figura, Massimo Zamboni, che fra venerdì 18 e sabato 19 marzo dialogherà con sé stesso, per così dire, nella due giorni in programma al teatro Metropolis di Bibbiano.
L’evento, proposto da Arci e Comune di Bibbiano, unirà uno dei primi concerti reggiani per presentare l’ultimo disco, “La mia patria attuale”, uscito poche settimane fa, ad una presentazione sul territorio di “Sovversi”, edito da Tm; il volume è stato scritto dal ricercatore cavriaghese con prefazione dello stesso Zamboni ed è dedicato agli antifascisti della val d’Enza degli anni ’20 e ’30, donne e uomini che si opposero al regime mussoliniano al massimo del suo potere.
Una piccola maratona condotta da Zamboni, fondatore di Cccp e Csi, da decenni impegnato come solista sia in campo letterario, autore di tanti apprezzati libri, sia in quello musicale e delle arti visive, spesso a fianco di altri artisti reggiani.
Il primo passo è quello delle 21 di venerdì 18 marzo al teatro Metropolis per la resa dal vivo de “La mia patria attuale”, una delle uscite di avvio dopo l’anteprima di novembre al teatro Valli. Un lavoro in cui Zamboni, per la prima volta in assoluto, si occupa da solo delle voci, «un disco dedicato all’Italia, al nostro Paese in un momento in cui prevale la mancanza di fiducia e di affezione, e il sentimento della speranza non è mai stato così flebile nella coscienza dei suoi cittadini». Con lui sul palco di Bibbiano ci saranno il bassista Cristiano Roversi, i chitarristi Erik Montanari e Simone Filippi, il batterista Gigi Cavalli Cocchi e il percussionista Simone Beneventi. I biglietti per lo spettacolo sono acquistabili sul sito 2tickets.it, nella sede di Arci aReggio in viale Ramazzini e alla biblioteca Fiocchi di Bibbiano.
Sabato 19 alle 17 si replica a pochi metri di distanza, alle 17 alla sala Barazzoni del teatro Metropolis per un approfondimento su “Sovversivi” a cui prenderanno parte Piccinini, il presidente dell’istituto storico provinciale Arturo Bertoldi e dallo stesso Zamboni, che di alcune delle figure ricordate ha parlato nel suo libro “La trionferà”, incentrato su un secolo di vita comunista e di sinistra a Cavriago, il paese del busto di Lenin, un luogo simbolo di quella che a lungo è stata la provincia più filosovietica dell’impero, per citare proprio i Cccp.
In “Sovversi”, Franco Piccinini raccoglie le vicende degli antifascisti e i ribelli della Val d’Enza ricostruendone le vicende sulla base dei casellari giudiziari dell’epoca. Tutta la vallata viene analizzata, Bibbiano, Cavriago, Campegine, Ciano, Gattatico, Montecchio, Sant’Ilario e San Polo, per uno spaccato di una fase durissima, l’avvio del ventennio fascista, quando il regime decise di adottare una stretta micidiale su tutte le forme di opposizione e “sorvegliare e reprimere” diventò la prassi quotidiana degli organi di polizia. Nel corso del dialogo, interverranno alcuni tra i parenti delle persone protagoniste delle pagine della pubblicazione curata dalla montecchiese Tm Edizioni.
Sempre da “Sovversivi” ha preso le basi un’altra opera che debutterà nella due giorni, “Archivio sovversivi”, il video che il regista Piergiorgio Casotti ha realizzato grazie a un progetto dell’Arci di Reggio finanziato dalla Regione Emilia-Romagna.
La videoinstallazione tiene insieme immagini, testi curati da Zamboni e parole declamate dalla voce fuori campo di Max Collini, ex cantante degli Offlaga Disco Pax. Si parla di dieci minuti di filmato, che divengono la trasposizione di questa pagina misconosciuta della storia locale. La fruizione della videoinstallazione sarà aperta al pubblico in entrambe le serate, a partire da venerdì alle 18, sempre al teatro Metropolis.
«Guardo i nomi, i volti, le imputazioni a carico di questi sovversivi – racconta Zamboni – e la prima sensazione che provo è la riconoscenza verso questa regione insofferente che si chiama Emilia, capace di generare passioni fuori controllo scaturite da un coraggio quasi inconsapevole, impulsivo, nato dalla terra, uguale alla terra».
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