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Rezza-Mastrella in scena all’Ariosto

Stasera si parte a scandagliare l’egoismo con “Io”, domani tocca all’irriverente “7-14-21-28” e domenica c’è “Anelante” 


18 marzo 2022 Giulia Bassi


REGGIO EMILIA. Genialità, toni graffianti e surreali, ironia corrosiva. Questo accomuna le creazioni del duo RezzaMastrella che da questa sera a domenica al Teatro Ariosto presenta tre spettacoli: questa sera “Io”, domani “7-14-21-28” e domenica “Anelante”, con inizio alle 20.30. Sarà un vero e proprio focus dedicato a questa coppia artistica ineguagliabile del panorama teatrale contemporaneo, che calca le scene dal 1987. Antonio Rezza, performer-autore, e Flavia Mastrella, artista-autrice, hanno sempre firmato a quattro mani l’ideazione e il progetto artistico di spettacoli divertenti, anarchici e surreali. Spettacoli che non si possono raccontare, ma solo vedere. E grazie ai quali sono stati premiati con il Leone d’Oro alla carriera alla Biennale di Venezia nel 2018. «Con molto piacere da qualche anno siamo invitati a Reggio Emilia e ringraziamo per questo Paolo Cantù che ci chiama – commenta Antonio Rezza – perché abbiamo l’opportunità di presentare dei classici del nostro repertorio a partire da “Io”, spettacolo del 1998. Lo dice già il titolo: il tema è l’egoismo, il fatto che non sopportiamo tutto quello che è altro da noi. Porto a galla i pensieri più immondi che riguardano il razzismo mentre, in modo provocatorio, acquista spazio il soggetto protagonista... l’io appunto». Flavia Mastrella spiega la parte visiva in quanto le scene sono coinvolte completamente nell’azione drammaturgica: «A questo proposito “Io” rappresenta uno spettacolo di svolta in quanto prima ragionavamo con i quadri, in questo invece entrano i “mutanti” che si staccano dal supporto e invadono la scena e risentono del movimento del corpo. Lasciano macchie di colore e così lasciamo libera la fantasia. Tutto barcolla». Irriverente e ribelle, la locandina di “7-14-21-28” recita così: con Antonio Rezza e con Ivan Bellavista, (mai) scritto da Antonio Rezza, un Habitat di Flavia Mastrella il corpo nervoso del protagonista si muove nello spazio entrando in contatto con gli oggetti: un tulle bianco trasparente sospeso a mezz’aria diventa la maschera di un teatro giapponese immaginato. «In “7-14-21-28” – spiega Mastrella – si riflette sul fatto che siamo dei numeri: per la precisione da quando abbiamo 15 anni siamo dei codici fiscali, che fa il paio con la tecnologia. Anche le parole sono scelte con criteri matematici mentre va in scena una danza macabra». In “Anelante”, Antonio Rezza parla con quattro attori (Ivan Bellavista, Manolo Muoio, Chiara A. Perrini, Enzo di Norscia). Urla, salta, gattona, striscia, si spoglia. Come i veri folli non riconosce interlocutori perché sa con chi sta parlando. Forse non è un caso che uno dei “bersagli” principali dello spettacolo sia Sigmund Freud, gli altri due sono il padre e, soprattutto, la madre: «Il candore applicato al sistema». «“Anelante” si presenta con una formula inedita – ci dice Mastrella – poiché lo spettacolo è corale con inserti musicali. Si prosegue il discorso sulla spersonalizzazione e qui il riferimento va alla lotta quotidiana dell’uomo contro la società che divide e innalza muri e che lo tramuta in un’entità virtuale. In uno spazio privo di volume, il muro piatto chiude alla vista la carne rituale che esplode e si ribella. Non c’è dialogo per chi si parla sotto. Un matematico scrive a voce alta, un lettore parla mentre legge e non capisce ciò che legge ma solo ciò che dice. Con la saggezza senile l’adolescente, completamente in contrasto col buon senso, sguazza nel recinto circondato dalle cospirazioni. Spia, senza essere visto, personaggi che in piena vita si lasciano trasportare dagli eventi, perdizione e delirio lungo il muro».

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