Gazzetta di Reggio

I Martedì della Luc 

Maurizio De Giovanni sceglie la strada del viaggio interiore pieno di emozioni

Giulia Bassi
Maurizio De Giovanni
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Maurizio De Giovanni

Il creatore di personaggi come Loiacono e Ricciardi presenta il suo ultimo romanzo “L’equazione del cuore” 

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REGGIO EMILIA. Dalla sua penna generosa, coinvolgente, appassionante, sono usciti personaggi oramai impressi nel mente e nel cuore di molti italiani: come il commissario Loiacono dei Bastardi di Pizzofalcone o il tenebroso Ricciardi, ma anche Sara Morozzi, la “spia silenziosa”. Mentre il mese scorso è uscito “L’equazione del cuore” (Mondadori) che non appartiene ad alcuno degli altri generi: è un romanzo nuovo e un unicum. Proprio Maurizio De Giovanni ne parlerà il 29 marzo per “I Martedì della Luc ”, alle 17.30, all’Aula Magna di Unimore.

A parlarci dell’idea che sta alla base di questo libro è proprio il popolare scrittore napoletano. «Un giorno anni fa – racconta – indagavo sugli anni Trenta e mi sono imbattuto in questa storia legata a Paul Dirac, il fisico inglese che vinse il Nobel nel 1933. La sua equazione, alla base della fisica quantistica, spiega che due sistemi che entrano in contatto, anche se separati, risentiranno per sempre l’uno dell’altro. Dalla matematica che pare astratta veniva la prova dei sentimenti: è vero che applicando l’equazione ai rapporti tra fratelli e sorelle è meraviglioso, perché, ci dice, continuano ad essere uniti, perché non è possibile liberarsi dell’intimità. Su questa base ho costruito questa nuova storia a cui pensavo da molto tempo, ma non potevo scriverla perché mi occupavo delle serie e più tre libri all’anno umanamente non si riescono a produrre. A un certo punto mi sono imposto con l’editore: o mi pubblicate questo libro, o non scrivo più: hanno ceduto alla violenza delle mie parole».

De Giovanni ci dice che voleva realizzare la sua idea, senza preoccuparsi che abbandonando le serie collaudate, potesse significare lasciare la zona di conforto. «Per il suo carattere così dolente, pieno di emozioni, ho amato scrivere questo romano. Lo considero tra le mie cose migliori, poi tocca un tema a me molto caro: il rapporto nonno e nipote. Ora con le mie idee non vorrei lanciare messaggi subliminali ai miei figli, facendo loro capire che vorrei diventare nonno, però... C’è da dire che con la pandemia abbiamo perso una generazione, rendiamocene conto. I nonni sono importanti, perché non sono solo ammortizzatori sociali, ma portano la tenerezza e tutti quei sentimenti che nel rapporto tra padre e figlio passano in secondo piano, perché davanti a tutto vi è la responsabilità educativa. Tra l’altro i lettori mi danno ragione, perché il libro è un successo». Parlando delle caratteristiche in comune tra i personaggi «il protagonista dell’Equazione, il matematico Massimo De Gaudio, non è espansivo e ha poca voglia di interagire come l’ispettore Ricciardi anche se le motivazioni sono diverse: Ricciardi è costretto, mentre il matematico cerca la solitudine. Desidero puntualizzare che non c’è un personaggio che preferisco: per un papà i suoi figli sono uguali. Tuttavia come carattere sono vicino al brigadiere Maione o a Giorgio Pisanelli, essendo incline a giustificare, ad aggiustare, e sono molto innamorato di Sara. Per quanto riguarda la conclusione della serie dedicata a Ricciardi, avendo fatto morire Enrica, ho ricevuto un numero esagerato di cazziatoni». De Giovanni con encomiabile affabilità parla poi della Napoli senza la quale non avrebbe scritto una riga. «Da questa città, dalla sua gente prendo le storie per trasferirle sulla carta. Ho la fortuna di vivere in un paradiso terrestre. Napoli è la città più raccontata: da qui si può raccontare tutto, dalla farsa alla tragedia, usando un numero incredibile di sfumature e sulla scelta delle storie stesse e del tipo di umanità a cui si vuole dare voce. Il lettore e lo scrittore comunicano così: lo scrittore mette i puntini e il lettore tira le linee».

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