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Lo sguardo rivolto ai cieli limpidi negli scatti di Thomas Coccolini

Reggio Emilia, la mostra allestita all’agriturismo Il Bove a Villa Sesso per il Circuito Off 


12 giugno 2022 Adriano Arati



Reggio Emilia “Uno sguardo diverso nei cieli limpidi d’estate - L’astrazione del costruito”. È un titolo esplicito quello della nuova mostra fotografia del reggiano Thomas Coccolini Haertl, architetto, esperto di design e musicista che partecipa a questa edizione del Circuito Off di Fotografia Europea con un’esposizione ospitata fino a stasera dall’agriturismo Il Bove a Villa Sesso, in via Salimbene da Parma 115. La mostra è sempre accessibile nei fine settimana, e rappresenta il nuovo sforzo artistico di Concolini, appassionato di fotografia sin dall’adolescenza. Dalla fine degli anni ’90 ha approfondito il discorso a livello universitario, in vari percorsi formativi, e dal 2014 tiene lezioni di Composizione fotografica su suoi testi per l’Ordine degli Architetti di Reggio. A questo interesse ha unito la professione come architetto e l’amore per la musica. E questo lungo titolo rimanda a quelli di tanti lunghi brani del passato, in un salto fra arti. «La fotografia è stato il mio primo percorso di indipendenza intellettuale, diciamo, stimolato da mio padre. Le mie modalità espressive sono design, musica e fotografia, mi fa piacere che emerga questo collegamento. I miei titoli vogliono essere chiari, e io ci tengo molto a nominare anche ogni mio scatto, il linguaggio e la parola sono fondamentali, anche se oggi vengono in parte perse, con il digitale, è una riduzione di quello che un fotografo può fare, è importante raccontare con un buon nome lo scatto. Questo per me è un aspetto cruciale, su cui insisto molto anche con gli allievi dei miei corsi».

“Uno sguardo diverso nei cieli limpidi d’estate - L’astrazione del costruito” si inserisce in questo discorso di dialogo fra ispirazioni e in continuità con tanti precedenti lavori di Coccolini. «La fotografia fa parte di uno storytelling che porto avanti dall’inizio degli anni ’90, con alcuni sottogruppi ben definiti. Una sezione è Skyward, uno sguardo verso il cielo; vi sono altri a tema post-industriali, oppure “geometrie elementari”, che strizza molto l’occhio a quello che faceva Angelo Davoli con gli edifici dismessi. Sono modi diversi per raccontare la mia visione del mondo, usando scatti che non modifico mai in produzione, non uso Photoshop», racconta. «Esco e scatto quando trovo le condizioni meteorologiche che reputo adatte, sono fotografie astratte e concettuali che si basano sulla composizione, materia che io insegno anche, usando dei metodi di composizione avanzati di lettura meno immediata».l


 

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