Gazzetta di Reggio

Arte

Curiosa Meravigliosa, 12mila scatti per il grande pavone di Fontcuberta

Curiosa Meravigliosa, 12mila scatti per il grande pavone di Fontcuberta

L’opera permanente, al Palazzo dei Musei, costruita con i clic dei reggiani

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di Giulia Bassi

Reggio Emilia Tra pochi giorni sarà inaugurata l’opera d’arte pubblica permanente realizzata dall’artista catalano Joan Fontcuberta per Palazzo dei Musei e frutto della chiamata pubblica del Comune e di Fotografia Europea sul tema della curiosità e meraviglia. Venerdì, infatti, sarà presentata Curiosa Meravigliosa, opera monumentale che raffigura un grande pavone, realizzata tramite la selezione, ottenuta grazie a un software di elaborazione digitale, tra i 12mila scatti raccolti, a cui si aggiungono le fotografie degli oggetti presenti nelle collezioni dei musei. L’opera, costituita da 30 lastre di 120x240 cm. in gres porcellanato foto-impresse, è realizzata con il supporto della azienda Marazzi leader del gruppo delle ceramiche. Fontcuberta, considerato uno dei massimi esponenti della fotografia contemporanea, è anche un grande maestro nel manipolare lo scatto attraverso il quale riesce a dare una percezione distorta della realtà giocando sulla labilità il confine fra essa e l’illusione.



Maestro Fontcuberta, i reggiani hanno condiviso oltre 12.000 scatti fotografici per questo progetto: la risposta ha corrisposto al senso della chiamata, che puntava su curiosità e stupore?

«Nelle chiamate che prevedono una partecipazione pubblica non si è mai certi di quale sarà la risposta. In questo caso mi sento molto soddisfatto. In questo tipo di progetti, che prevedono come risultato finale un mosaico costituito da molte fotografie, più immagini sono disponibili meglio è. Le oltre 12.000 fotografie inviate ci hanno fornito un margine tecnicamente sufficiente e sociologicamente rappresentativo».

Qual è stato il momento più difficile e impegnativo nel processo di ideazione e realizzazione dell’opera?

«Avendo già realizzato diversi fotomosaici in ceramica ho maturato una certa esperienza nella parte di produzione tecnica. Inoltre, in questo caso, ho avuto il prezioso supporto professionale del team Marazzi, degli ingegneri e degli architetti del Comune. La sfida più grande è stata quella di elaborare il concept e di svilupparne l’aspetto estetico, ovvero l'idea che un pavone della collezione Spallanzani rappresentasse la figura principale, con i suoi valori simbolici e plastici».

Come si inseriscono i singoli scatti nel senso dell’opera?

«C'è sempre un effetto di sorpresa quando si ricevono così tante immagini personali. Come rappresentare i sentimenti di curiosità e meraviglia con immagini spontanee? Sono convinto che il repertorio iconografico raccolto interpreti visivamente i concetti richiesti con libertà e creatività».

Può descriverci il funzionamento del software usato?

«Il programma permette di frammentare un'immagine, in questo caso il pavone, in una griglia composta da un certo numero di tessere. Viene calcolato l'istogramma di ciascuna tessera, che indica le medie di colore e intensità. Il programma sostituisce quindi ciascuno dei frammenti dell'immagine originale con le fotografie ricevute che hanno colore e intensità simili. Si tratta di un processo automatizzato, vale a dire che non posso decidere quali immagini saranno selezionate e quali scartate, né in quale posizione saranno collocate. Il risultato è ipnotico e affascinante».

Secondo lei, quale tipo di ricaduta avrà quest’opera sulla comunità reggiana?

«Questo è un lavoro corale e io mi sento il suo catalizzatore, ma sia chiaro che l'abbiamo realizzato con tutti coloro che hanno collaborato, siamo tutti co-autori. Mi piace quindi pensare che il progetto contribuisca a costruire una comunità, a rafforzare i legami di coloro i cui ricordi sono stati raccolti per sempre in una sorta di album fotografico pubblico. Il tempo passerà e "Curiosa Meravigliosa" sarà diventata sia un documento che un monumento, un luogo di memoria della città».l




 

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