La Tempesta al Valli
Martedì sera (ore 20.30) va in scena l’ultimo capolavoro di Shakespeare Il regista Alessandro Serra: «È un inno alla forza magica del teatro»
Reggio Emilia Tanto per non farsi mancare nulla il ricchissimo e variegato Festival Aperto comprende anche la prosa. In particolare ritorna martedì sera (ore 20.30) al Teatro Valli “La Tempesta” di William Shakespeare, regia di Alessandro Serra (una produzione della compagnia Teatropersona in collaborazione con la Fondazione I Teatri).
«Nella Tempesta il sovrannaturale si inchina al servizio dell’uomo. Prospero è del tutto privo di trascendenza, eppure con la sua rozza magia imprigiona gli spiriti della natura, scatena la tempesta, e resuscita i morti. Ma sarà Ariel, uno spirito dell’aria, ad insegnargli la forza della compassione, e del perdono», spiega il regista del quale nel 2017 abbiamo applaudito “Macbettu” (la tragedia Macbeth in lingua sarda) e la stagione successiva “Il giardino dei ciliegi”.
Alessandro Serra, attore, regista, scenografo e light designer, è tra i più grandi nomi del teatro contemporaneo italiano. Dopo una formazione attoriale, nel 1999 fonda la compagnia Teatropersona, gruppo di ricerca teatrale che trova il focus del proprio lavoro nella centralità dell’attore dell’uso drammaturgico della luce, oggetti e suoni.
Ultimo capolavoro del Bardo, La Tempesta (1611), è ambientata su un’isola mediterranea e narra la storia di Prospero, l’esiliato duca di Milano che, tramite trucchi magici e illusionistici, tenta di riportare la propria figlia Miranda al posto che le spetta. Invoca quindi una tempesta durante il viaggio di ritorno da Cartagine del re di Napoli Alonso, facendo naufragare tutti i naviganti sull’isola. Qui, aiutato dal fedele servo Ariel e alla magia, Prospero riesce a far innamorare e sposare Miranda con Ferdinando, il principe di Napoli.
«La Tempesta non è un testo, è un testamento spirituale e una profezia del millennio che deve ancora terminare. È di una attualità disarmante, lo è perché tocca gli arcani del potere: l’usurpazione del potere, la successione dinastica, le alleanze politiche, l’odio e la guerra fratricida. Ma il tema centrale è forse il perdono. La capacità di perdonare che si ottiene solo dopo aver cambiato sé stessi. Prospero perdona dopo aver imparato la compassione» racconta Serra.
«E poi – continua il regista – il tema che mi ha forse spinto a lavorare a quest’opera: un omaggio al teatro con i mezzi del teatro. Infatti, La Tempesta è un inno al teatro fatto con il teatro, la cui forza magica risiede proprio in questa possibilità unica e irripetibile di accedere a dimensioni metafisiche attraverso la cialtroneria di una compagnia di comici che calpestano quattro assi di legno, con pochi oggetti e un mucchietto di costumi rattoppati».l
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