Gazzetta di Reggio

Reggio Emilia

Sarà al Vox l’ultimo concerto dei Rio “Lasciare è l’unica soluzione sensata”

Adriano Arati
Sarà al Vox l’ultimo concerto dei Rio “Lasciare è l’unica soluzione sensata”

La band spiega la scelta: «Fare musica come la intendiamo noi ormai non è più possibile»

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Reggio Emilia Addio a un mondo musicale in cui è difficile riconoscersi e muoversi. Venerdì 18 novembre il Vox di Nonantola (Mo) ospiterà il concerto di fine viaggio dei Rio, una delle formazioni reggiane più attive e seguite degli ultimi due decenni, da sempre con base a Rubiera. I componenti della band hanno deciso di interrompere l’esperienza dopo valutazioni ponderate e inevitabilmente sofferte, il congedo è stato annunciato nel tour estivo seguito alla recente uscita del disco “Stellare” e con il singolo conclusivo “In viaggio da sempre”, inciso assieme ai Modena City Ramblers. Ora diventa realtà: sul palco del Vox si chiuderà la strada dei Rio. Non sarà un ultimo valzer pieno di ospiti e variazioni sul tema ma un classico concerto del gruppo, potente, diretto, attento al ritmo. Il titolo dell’evento, “L’ultima rivoluzione”, racconta già molto. Così come le reazioni dolenti dei fan di tutta Italia, che in molti casi si sono organizzati per non perdersi l’esibizione. Il magone non può non esserci, ma il passaggio era ormai inevitabile, nell’attuale contesto musicale, come spiegano con grande lucidità il cantante Fabio Mora e il bassista Fabio "Bronski" Ferraboschi, produttore di altissimo livello con un’esperienza pluridecennale nel settore, che da tempo lavorano con Alberto Paderni alla batteria e Giovanni Stefani alla chitarra. «In questo momento, fare musica nel modo in cui lo intendiamo noi non ha più un senso», è la cruda riflessione. «I dischi non si vendono praticamente più, la fruizione è solamente liquida, in digitale, nelle radio è quasi impossibile passare. E anche per i concerti la situazione non è facile, soprattutto dopo due anni di pandemia, tantissimi tecnici ora fanno altro e le complicazioni sono parecchie». Non è un mero tema economico, ma ben più ampio. «È un mondo, quello della musica, in cui non c’è margine per fare le cose con passione e “starci dentro”, tutte le scelte vengono fatte da algoritmi, da programmazioni che non guardano mai alla qualità della proposta. Diventa tutto sempre più impegnativo, anche fisicamente pensando al modo in cui ci approcciamo ai concerti, e senza la possibilità di avere un riscontro». In un mondo simile, «non ha senso andare avanti, e non è che di strada non ne abbiamo percorsa, fra 150 canzoni e 1000 concerti. Adesso questa è l’unica soluzione sensata. Abbiamo vissuto decenni di industria discografica, in tanti ruoli, e l’attuale sofferenza è la conseguenza di tante scelte sbagliate, fatte in primis dai dirigenti delle etichette, in un panorama in cui anche le grandi realtà musicali sono sempre più residuali dentro mondi più grandi». E il futuro? Non ci sono preclusioni: «Chissà, se il contesto musicale cambiasse molto, se si tornasse a uno scenario migliore, si potrebbe pensare a ripartire, ma per ora l’esperienza è conclusa». L’addio però non sarà in sordina. «No, abbiamo voluto salutare con un concerto, a modo nostro, in un locale come il Vox con cui c’è grande legame, che abbiamo frequentato anche come utenti, e che siamo orgogliosi di aver riempito anche in quest’ultima occasione».


 

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