Gazzetta di Reggio

Reggio Emilia

Di Liborio e i suoi gioielli a Lione con una mostra della serie Icons

Giulia Bassi
Di Liborio e i suoi gioielli a Lione con una mostra della serie Icons<br>
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Il fotografo presenta gli ultimi risultati della sua ricerca alla Galerie Vrais Revês

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Reggio Emilia Decisamente fedele a sé stesso, padrone assoluto della tecnica fotografica del bianco e nero e dei segreti su come manipolare lo sviluppo delle immagini, Cesare Di Liborio presenta gli ultimi risultati della sua ricerca d’artista nella mostra “Au coeur de la matrice” in programma alla Galerie Vrais Revês di Lione (Francia) fino al 24 dicembre, dove espone pezzi unici dalla serie Icons.

Il fotografo reggiano, da sempre ma in questi anni più che mai sperimenta distaccandosi dalla realtà per indagare il tema del vedere oltre, dell’al di là.

Quindi non propone racconti attuali, ma intimi legati alle sue esigenze, alla volontà di carpire dei segreti trovando nell’utilizzo del mordançage la tecnica ideale. «Negli ultimi progetti cerco di esprimere quello che nella mia fantasia c’è “oltre”, cercando quello che non conosciamo, mondi alieni anime erranti delle quali istintivamente abbiamo paura. La tecnica del mordançage mi permette di entrare in questi territori misteriosi. In pratica, in fase di sviluppo, staccando l’emulsione dal supporto e trattandola con differenti sviluppi, ho esiti cromatici diversi pur essendo tutto materiale analogico in bianco e nero. Tutto questo rende l’immagine un’opera unica».

Così spiega Di Liborio mentre mostra la sua camera oscura, un luogo un cui gli attrezzi del mestiere sono affiancati da altri oggetti, di uso comune, oppure fiori, erbe: in definitiva, sembra la stanza di un mago; tra l’altro si trova dietro alla sua abitazione in campagna ed è uno spazio ricavato dal fienile. La si raggiunge attraversando stanze della sua casa alle cui pareti sono appese bellissime foto (capolavori di Ascolini, Farri, Menozzi). Non ci sono suoi scatti perché – ci dice – vuole trarre ispirazione dagli altri quando gira per casa.

«Il mordançage, anche se al centro c’è un volto di una donna ed è il caso delle Icons esposte a Lione – ci spiega Di Liborio – fa sì che l’immagine, riproduzione personale del reale, entri in una condizione irreale; qui inoltre utilizzo la foglia d’oro per far assumere all’immagine stessa le sembianze di icona, come le antiche icone russe raffiguranti la Madonna. Ogni lavoro è formato da un gruppo di nove immagini… perché il progetto è un omaggio ad Andy Warhol, che con l’opera delle nove Marilyn sdoganò l’immagine dell’icona da classica a pop. Ogni lavoro ha un rimando e con le calle di “Icons III” l’omaggio è alle calle di Robert Mapplethorpe. L’idea è quella di creare nove indici iconici per mantenere il numero uguale alle foto di ogni progetto». Rimpastare la gelatina, consente a Di Liborio di pensare a delle variazioni pressoché infinite, dove a volte la casualità ci mette lo zampino tanto da mostrare forme strane, volti inaspettati.

Remy Mathieu, curatore della mostra scrive: «Se dovessimo classificare il lavoro di Cesare Di Liborio, potremmo parlare di fotografia plastica, come si parla di arti plastiche in generale…». Senza spingersi a dire che la sua fotografia simula la pittura o l’incisione, Mathieu pensa che le opere di Di Liborio siano da apprezzare «per quello che sono, cioè piccoli gioielli, preziosi e raffinati dai quali lasciarsi sommergere in un piacere infinito».

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