Nel nome di Pasolini
Stasera in Cavallerizza la video cantata di Gervasoni. Domani a “Finalmente domenica” il dialogo di Baliani
Reggio Emilia Da notare il titolo sintetico della Cantata “In nomine PPP”: una creazione del compositore Stefano Gervasoni per 8 voci e 16 musicisti in programma oggi alla Cavallerizza (ore 20) a chiusura del Festival Aperto.
Vuole essere un omaggio a Pasolini, ma non attraverso il ricordo della sua persona, ma rivolto all’opera del grande intellettuale italiano, trattando in particolare a due temi per il quale è considerato profetico. «Intendo mettere l'accento su alcuni aspetti della sua opera letteraria e anche cinematografica – spiega Stefano Gervasoni – sui loro contenuti e sulle loro particolari qualità espressive, in relazione soprattutto al tema dell'ancestralità, il ricordo delle origini, la sopravvivenza di forme espressive e modalità socio-culturali arcaiche nella società moderna, la ricerca di “umanità” o di autenticità nelle relazioni sociali, dimensioni che andavano via via perdendosi sotto i colpi del capitalismo trionfante che Pasolini ha vissuto con senso di solitudine e di oppressione sociale».
La Cantata per otto voci e sedici musicisti, con un video di Paolo Pachini propone un piccolo viaggio attraverso alcuni testi cominciando da una poesia giovanile in friulano ambientata nel mondo contadino e dopo avere attraversato gli anni e i paesi, tra cui l'Africa, ritorna al mondo contadino in disfacimento con una poesia del suo ultimo periodo, di nuovo in friulano, che parla di perdita, sopraffazione sociale, impossibilità di rinnovare la coscienza umana e di piegarla a dei fini di bellezza e bene comune.
L’altro è il tema della migrazione che fa riferimento alla lirica “Alì dagli occhi azzurri” una poesia considerata una dei componimenti poetici e profetici tra i più importanti del nostro tempo, dal momento che già negli anni Sessanta preannuncia le migrazioni dall’Africa che stiamo vivendo adesso.
L'ambientazione sonora generale di questo viaggio è data dallo sviluppo di due gesti sonori che percorrono in maniera sotterranea, discreta e non esibita, tutta la composizione. Uno è basato sull'acronimo PPP: PPP come tre impulsi ritmici, la dinamica pianississimo, o anche, per moltiplicazione, le percosse mortali subite da Pasolini, che echeggiano nell'incipit di tre note di Douleur me bat, la terza chanson di Josquin che è presentata quasi alla fine del lavoro».
I frammenti di Pasolini (selezionati da Roberto Calabretto) di Josquin, a cui si aggiunge una poesia di Biagio Marin, sono stati montati in forma di libretto a più voci da Laurent Feneyrou, musicologo francese. Il tutto descrive un viaggio polifonico in tredici tappe, nel quali le voci, organizzate in coppie, trii, quartetti e qua e là qualche solo, sovrapposti, presentano in maniera dialettica i testi e si contrappuntano altrettanto dialetticamente al flusso delle immagini del video del grande videoartista Paolo Pachini.
Dedicato a Pasolini è anche l’appuntamento di Finalmente domenica di domani mattina (ore 11) alla Sala degli Specchi del Valli al Teatro Valli con Marco Baliani in “Corpo eretico”, un dialogo immaginario con Pier Paolo Pasolini.
«Andrò in pellegrinaggio sulla scarna tomba di Pasolini a Casarsa della Delizia, dove è sepolto vicino alla madre. È così – scrive Baliani – che vorrei cominciare il mio dialogo con lui, come un tempo si faceva andando a far visita ai sepolcri dei grandi, quelli che in vita hanno profuso doni a piene mani, generosamente dissipatori, e che anche da morti continuano a parlarci. A parlarmi».
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