Gazzetta di Reggio

Reggio Emilia

Il dialogo su Bach tra i pianoforti dei musicisti amici Bahrami-Rea

Il dialogo su Bach tra i pianoforti dei musicisti amici Bahrami-Rea

Alle 21 nella chiesa di San Michele Arcangelo a Pieve Modolena

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Reggio Emilia Sornione ma sorridente, come sempre, il pianista iraniano Ramin Bahrami parla di tutto con il cuore in mano e tanto sentimento, partendo, naturalmente, dalla passione per la musica, Bach, il pianoforte e tutto quello che vi ruota attorno. Ma la nostra curiosità verte su come è nato il suo connubio artistico con Danilo Rea, uno dei pianisti jazz italiani più apprezzati al mondo, per il progetto “Bach is on the air” che vede i due protagonisti, nell’ambito di Soli Deo Gloria, questa sera alle ore 21 nella chiesa di San Michele Arcangelo a Pieve Modolena. «Oramai dall’epoca delle Variazioni Goldberg – commenta Ramin Bahrami facendo riferimento all’opera per clavicembalo del grande compositore tedesco Johann Sebastian Bach – ho realizzato tanti progetti dedicati a Bach, che ormai ho presentato “in tutte le salse”.

Poi un giorno incontro il grande Danilo Rea, talento straordinario capace di muoversi in tutti i territori musicali con la stessa spontaneità e felicità. Dote che a mio avviso è espressione di una preparazione speciale di cui ha potuto godere al Conservatorio di Santa Cecilia». Con questa affermazione Bahrami fa riferimento, in particolare, a una docente della scuola: Liliana Vallazza, allieva prediletta di Alfredo Casella con cui Danilo Rea si è diplomato agli inizi degli anni Settanta. «Pensi che la Vallazza ha gareggiato con Michelangeli in un concorso e si piazzò prima di lui: risultato che il più grande pianista di tutti tempi non ha mai sopportato – puntualizza Bahrami – in ogni caso devo dare ragione a un altro grande pianista, Bartók, quando dice che “I concorsi sono fatti per i cavalli”. Comunque anche il Rea classico era un’autentica forza della natura. Già da studente egli si interessava a tutto, tanto che ad un certo punto s’innamorò della musica jazz e divenne eccellente anche in quella, con il risultato che adesso è l’interprete jazz più musicale ed elegante che si possa trovare in Europa».

Il progetto “Bach is on the air” è nato a seguito di una grande empatia tra i due scoperta di fronte a un piatto di spaghetti, che Bahrami dice essere una carbonara, mentre Rea un’amatriciana. «In ogni caso c’era il guanciale che è tutta un’altra cosa rispetto al bacon – commenta il pianista iraniano – con questo voglio dire che il progetto è nato subito in modo amichevole e con caratteri di universalità e internazionalità nel nome di Bach. Ovunque ha riscosso un caloroso successo, come hanno dimostrato i 150 concerti realizzati in Asia ed Europa. «L’ascolto di questa musica – aggiunge con simpatica ironia – sarebbe auspicabile per l’educazione dei nostri politici che ignorano il bello: se si dedicassero all’ascolto giornaliero di un po’ di Bach farebbero meno danni e sarebbero persone migliori, meno propensi a raccontarci delle bugie colossali. Entrando nel merito delle musiche, la particolarità dell’approccio di Rea sta nel fatto che egli armonizza tutto il brano, non un frammento iniziale per poi partire per la tangente. Rea non abbandona mai il brano sia suonando con me che da solo e le sue digressioni sono molto pertinenti».

«Anche per questo – continua il pianista – sono contento di questo progetto, per il quale ringrazio la casa editrice, la Decca, la mia agente Stefania Bellodi e suo marito Alessandro Padovani che mi supportano e mi… sopportano da vent’anni: sono loro a rendere possibili i miei progetti». Poi Ramin cambia umore, diventa malinconico: il pensiero va alla tragedia che da mesi sconvolge la sua terra d’origine, l’Iran. E dice: «Mantenere i tasselli di una vita intera di amicizia in un mondo meno umano orientato verso il profitto: a questo lego la mia attività. In particolare, vorrei dedicare il concerto alle mie sorelle iraniane impegnate nella lotta per il valore più importante, la libertà, che in Iran stiamo aspettando da 40 anni. Questa volta nel mio Paese la rivolta è partita dalle donne e purtroppo i nostri politici sono troppo silenti per i miei gusti. Non c’è cosa peggiore del silenzio perché porta all’indifferenza mentre non dovremmo far passare nessun giorno nell’indifferenza: ricordo che il sangue iraniano è come quello ucraino. Ci sono molti posti, come il Congo, per fare un altro esempio, in cui si soffre e noi li dobbiamo ricordare». E durante il concerto il pensiero sarà rivolto proprio a tutti questi popoli. Nell’ambito del progetto di Daniela Bondavalli “SuonaRE per DOnaRE”, durante la serata ci saranno delle incursioni musicali dell’organista reggiano Renato Negri.


 

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