Dal cotechino con lenticchie o purè ai cappelletti (buoni anche “riciclati”)
i Adriano Arati
Reggio Emilia Diviso fra omaggi alla tradizione, riti scaramantici e voglia di mare, il cenone di Capodanno torna finalmente a presentarsi a pieno regime, dopo due anni di proposte assenti o inevitabilmente ridotte. Se nel 2020 tutte le feste natalizie sono state praticamente azzerate, nel 2021 si è tornati a celebrare ma in forma ristretta, fra limitazioni ufficiali, alto numero dei contagi e un inevitabile timore a partecipare a momenti troppo affollati. Il passaggio fra il 2022 e il 2023 permetterà invece di uscire senza particolari vincoli, e non a caso tantissimi locali hanno proposto nuovamente per il 31 dicembre delle lunghe serate con un cenone dal menù abbondante unito ad animazioni, concerti e balli. D’altronde, il transito dal Vecchione al neonato anno è da sempre un momento collettivo per eccellenza, che lo si passi in piazza o in vaste tavolate, dopo i pranzi e le cene del Natale rivolti ai parenti, agli amici e agli affetti più cari, miscelati al massimo a qualche tappa al bar per aperitivi e caffè conditi da scambi degli auguri. E così sarà anche questa volta, con discreti numeri nelle prenotazioni delle discoteche e dei locali e parecchi gruppi che si stanno organizzando in proprio, in abitazioni private come in strutture più ampie prese a noleggio per l’occasione. Un modo per rimanere in ambienti più informali e pure per prestare la massima attenzione al portafoglio, in un periodo non facile, segnato da sofferenze economiche globali, dai salassi delle bollette per luce e per gas e, spesso e volentieri, dagli esborsi massicci per regali e pranzi come cene dalla vigilia a Santo Stefano. Per chi sceglie il locale, le proposte si dividono fra una maggioranza di menù di terra, spesso con forti richiami alla tradizione emiliana, e una comunque corposa possibilità di scegliere fra piatti di mare. Il binomio si replica anche per chi in casa punta comunque a cucinare, senza virare su metrate di pizza, erbazzone e gnocco fritto o sui buffet con antipasti e stuzzichini freddi, decisamente più semplici da gestire e da preparare. Per chi sceglie la via della pasta e della carne, una fermata obbligata alla stazione del cotechino o dello zampone è praticamente inevitabile, così da ritrovarsi anche con un secondo adatto al contorno più immancabile: le lenticchie. Normalmente, non uno dei legumi più in voga in terra emiliana, onnipresenti invece in questa fase, come elemento della tradizione oltre che come accompagnamento per gli umidi e i lessi, assieme ai ben più gettonati “fagioloni” col sugo, al purè e alle inscalfibili salse contadine, quella rossa e quella verde, frutto di ricette gelosamente tramandante all’interno delle famiglie, non divulgabili per nessun motivo. Difficile anche non concedersi un primo di pasta fresca, che siano le lasagne, gustose e pure più semplici da servire e da riscaldare, o il classico assoluto: i “sempreverdi” cappelletti in brodo.
Per chi voglia sfidare i puristi, poi, il primo dell’anno i cappelletti avanzati si possono esaurire facendoli saltare in padella con panna, noce moscata e, per chi può, qualche scaglia di tartufo. Ci sono ricicli peggiori.l
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