Prima nazionale di Peer Gynt in scena al Reggio Parma Festival
Il regista Daniele Abbado: «Una sfida affascinante ma anche difficile»
Reggio Emilia Dopo i primi appuntamenti legati al progetto incentrato sulla coreografa Maguy Marin, il Reggio Parma Festival presenta “Peer Gynt” di Henrik Ibsen, musiche di scena di Edvard Grieg, spettacolo in prima nazionale in programma martedì 20 e mercoledì 21 giugno (ore 21) che coinvolge 15 attori e l’Orchestra LaFil-Filarmonica di Milano diretta da Marco Seco. Daniele Abbado ne cura la regia confezionando uno spettacolo denso e pieno di significato che si tiene nell’Arena Shakespeare di Fondazione Teatro Due di Parma, collocato fra i tetti cittadini.
I Teatri di Reggio mettono a disposizione dei pullman e chi sceglierà l’autobus potrà usufruire anche di una promozione sul prezzo del biglietto (25 euro).Per prenotazioni scrivere a biglietteria@iteatri.re.it o telefonare allo 0522/458854. La partenza è fissata alle 19.30 da Corso Cairoli (di fianco all’Ariosto)
Caposaldo del canone teatrale europeo, “Peer Gynt” coniuga l’universalità delle grandi storie picaresche con il folklore nordico più fiabesco e mitologico. Un’opera mastodontica, scritta in Italia tra il Lazio e la Campania, andata in scena parecchi anni dopo la sua stesura, grazie al forte sodalizio tra Ibsen e Grieg.Personaggio centrale dell’opera è lo scanzonato sognatore Peer che attraversa un’esistenza difficile continuamente smontata dal destino. «Mettere in scena Peer Gynt è una sfida estremamente affascinante che mi ha entusiasmato e intimorito allo stesso tempo – spiega Daniele Abbado già direttore artistico della Fondazione I Teatri –. Siamo di fronte a un testo debordante in cinque atti, difficilissimo da comprendere, affrontato da pochi registi. La vicenda stessa del testo di Ibsen è particolare. Ibsen scrive “Peer Gynt” mentre è in Italia, viene influenzato dalla luce dei luoghi e dalla cultura. Il testo viene pubblicato in Norvegia ed ha subito successo, ma non viene messo in scena fino a quando, sempre in Italia, Ibsen incontra Grieg. Lo stesso Grieg, poco convinto all’inizio del progetto, scriverà poi straordinarie musiche di scena».
Peer è un maestro della bugia, incanta la madre Åse con i suoi racconti avventurosi tra i fiordi; seduttore impenitente, al punto di rapire una giovane sposa proprio alla festa di matrimonio, il giovane immaginifico s’imbatte in un continuo precipitare di situazioni che infrangono lo spazio e il tempo, fra le sabbie del deserto egizio e le coste del Marocco, fra i boschi norvegesi e il Mare del Nord, fra le braccia dell’esotica Anitra e le dolci carezze della costante Solvejg.
«Ibsen lo scrive in Italia, ma di fatto rielabora materiale della tradizione raccolto in Norvegia – spiega Abbado –. Lo fa plasmandolo con connotati di fortissima esperienza esistenziale. Peer è un sognatore, un ribelle un giovane disadattato in conflitto con la società carico di una forza immaginativa che è il principale motore della sua personalità. Peer è continuamente alla ricerca spasmodica di esperienze di incontri e mondi; c’è un po’ di odissea, ma il suo è un viaggio con un approdo molto amaro che non produce conoscenze. Peer non trova la sua anima in questo viaggio, ma c’è un riscatto nella fede di Solvejg una giovane donna che rappresenta l’elemento stabile. Peer è un artista, un poeta, un pittore e il testo si presenta come una bomba contro la razionalità umana, filosofica». «Con Peer Gynt –prosegue Abbado – abbiamo creato uno spettacolo sperimentale, portando quest’opera ad una sua essenzialità e purezza che siamo orgogliosi di poterla presentare in prima nazionale al Reggio Parma Festival. A questo proposito di questa istituzione apprezzo tantissimo il lavoro realizzato dall’anno scorso dai tre teatri di Reggio e Parma nel segno di una proficua unità progettuale. Quando c’ero io a Reggio la situazione su questo fronte era molto differente».l
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