Gazzetta di Reggio

Reggio Emilia, l’artista parigino Antwan Horfee a Palazzo Brami tra tele e carte

Giulia Bassi
Reggio Emilia, l’artista parigino Antwan Horfee a Palazzo Brami tra tele e carte

“My Rug, Your Arms” il titolo della mostra allestita allo Spazio C21 Sovrapposizioni di tecniche pittoriche creano l’effetto psichedelico

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Reggio Emilia L’artista francese Antwan Horfee, tra più promettenti della sua generazione, ha inaugurato allo SpazioC21 in Palazzo Brami la mostra My Rug, Your Arms. Diplomato all’Academie des Beaux Arts di Parigi, ha sviluppato un linguaggio visivo autentico, vibrante e identitario. La sua estetica accoglie coincidenze che creano una semantica misteriosa e coinvolgente, un corpus di opere che contiene elementi figurativi e surreali combinati ad astrazione gestuale. Membro carismatico della storica crew Pal (Peace and Love, Parigi), si è affermato all'inizio del millennio come uno dei writer più influenti sulla scena internazionale, ma ha saputo – come pochi altri – traslare la ricerca in strada in una poliedrica produzione di studio. Nelle sue opere dominano la divisione dei piani, la luce ed un segno inconfondibile; una tavolozza di colori che rispecchia un tempo dominato dalle immagini digitali; e mondi immaginari che interpretano l’epoca di diversità, di rumore e di incertezza in cui viviamo.

Realizzata in residenza durante l’estate scorsa, come di consuetudine allo SpazioC21 (che è gestito animato con passione, dedizione e assoluta competenza da Eugenio Sidoli e Sandra Varisco) la mostra reggiana di tele e carte è accompagnata da una fanzine in tiratura limitata.

Da protagonista del suo tempo, Horfee ha sperimentato una varietà di media, di tecniche e di strumenti; si è cimentato con la carta e la tela, con la scultura e l’animazione, ed ha realizzato anche film ed esperienze immersive. La palette è libera e molto varia, ma l’artista è in grado di controllarla con eleganza e virtuosismo anche in accostamenti che rischiano la cacofonia. Si sente, nella sua opera, l’influenza dei movimenti dell’avanguardia artistica, dei gruppi CoBrA e Gutai, della cultura del graffiti writing e di quella folkloristica e popolare di cui Horfee colleziona oggetti e tessuti.

«I dipinti che Antwan Horfee presenta in questa mostra – scrive Antonio Grulli nel testo critico che accompagna la mostra – hanno un immediato effetto psichedelico di cui molti hanno già scritto in passato. Si riconoscono le sue classiche sovrapposizioni di piani e tecniche pittoriche. E virtuoso lo è per davvero Horfee, virtuoso e veloce, anche sul più classico dei supporti, la tela. Si sente questa velocità, questa necessità di urgenza, anche nei quadri. Una velocità dettata non solo dal proprio background nello spazio urbano, ma anche e soprattutto da una passione carnale per quello che fa, da un amore corporeo per il creare arte che porta molti artisti a non voler far altro per tutta la giornata... La sua intera produzione attraverso una moltitudine di linguaggi è il frutto di un’attitudine in cui il lavoro in studio è il centro di tutto e il piacere maggiore. Un luogo in cui passare la maggior parte del proprio tempo e altempo stesso uno spazio accogliente e aperto verso le nuove generazioni. Una vera e propria bottega ma reinterpretata con lo spirito contemporaneo, fatta di una permeabilità che ricorda pratiche artistiche portate avanti da figure come Tim Rollins e il suo progetto K.O.S., in cui il coinvolgimento di giovani artisti di ogni estrazione sociale è centrale. Per fare in modo che la strada– conclude Antonio Grulli – resti sempre con lui, anche al chiuso di quattro pareti».l




 

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