Gazzetta di Reggio

Natale con Capossela: «Serata dedicata a MacGowan e agli amici che non ci sono più»

Adriano Arati
Natale con Capossela: «Serata dedicata a MacGowan e agli amici che non ci sono più»

Gattatico , il cantautore presenta il concerto della notte di Natale al circolo Arci Fuori Orario: «L’idea di suonare sotto le feste mi è sempre piaciuta: è una tradizione»

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Gattatico Natale con la famiglia degli affetti e delle passioni costruite nei decenni. Anche nel 2023, dopo aver mangiato cappelletti e zeppole con la famiglia a Scandiano, Vinicio Capossela chiuderà il suo 25 dicembre al circolo Arci Fuori Orario di Taneto (inizio ore 22.30), impegnato nella nuova edizione di una tradizione amatissima, il concerto natalizio con ospiti e amici. Un appuntamento che nel tempo si è trasformato in un momento imperdibile per appassionati di tutta Italia, pronti a partire in auto e in treno per non perdersi le canzoni e gli spettacoli pensati dal cantante e compositore cresciuto a Ca’ de’ Caroli.

E che in questo 2023 partirà da un omaggio a un grande protagonista del pop del ’900, Shane MacGowan, scomparso pochi giorni fa. Con i suoi Pogues ha rivitalizzato negli anni ’80 la musica irlandese miscelandola col rock, dando vita a un’onda lunga che in Italia ha avuto i Modena City Ramblers come nome di punta. E proprio dalla prima formazione dei Modena arriveranno i principali ospiti del Natale caposseliano.

Un Inchino a MacGowan era un atto dovuto?

«I Pogues sono stati la prima ispirazione per i concerti sotto le feste, a partire dal debutto nel 1999 quando non abbiamo suonato proprio il giorno di Natale».

Davvero?

«Loro hanno sempre suonato per Natale e hanno realizzato uno dei più grandi standard natalizi rock, Fairytale of New York. Il fatto che a dicembre suonassero standard era un’ispirazione, era bello tornare nei prati di casa e fare un concerto rock nel loro spirito. E non solo».

No?

«MacGowan era nato il giorno di Natale, era indissolubilmente legato a quella data, era il nostro Babbo Natale preferito».

Come lo ricorderà?

«Ho pensato di estendere l’omaggio, da una sola canzone passeremo a creare un ponte tra l’Emilia e Dublino».

Chi lo costruirà, questo ponte?

«Abbiamo trovato Alberto Morselli, il primo cantante dei Modena City Ramblers, un emiliano con l’Irlanda nel sangue. E con lui ci saranno Ann Elizabeth Dwyer, cantante irlandese che ha suonato nei primi dischi dei Modena City Ramblers, e il violinista Filippo Chieli, anche lui è stato parte della band».

Tutto virato verso l’Irlanda?

«Non solo, ci sarà anche un altro amico, Marco Mainini, un suonatore di piva, uno strumento della nostra tradizione. Lui è il fondatore di un gruppo reggiano, La piva del carner, che ora si è trasformato nella Bonifica Emiliano-Veneta».

Il suo concerto di Natale è sempre attesissimo. E sempre esaurito. Forse perché è una rarità per l’Italia?

«Sono cresciuto a Scandiano ascoltando MondoRadio, quella che sarebbe diventata K-Rock, e per me il Natale era un periodo molto rock and roll, con le classifiche, i brani da riascoltare. L’idea di suonare sotto le feste mi è sempre piaciuta, ho anche registrato un disco a tema ma visto il periodo, in cui c’è poco o nulla da festeggiare, per ora l’ho rimandato».

E arrivare al Fuori Orario è una buona scusa per scappare dai pranzi infiniti, forse?

«Il concerto nasce anche per sopravvivere al Natale, ai ritrovi. È un modo per smaltire le feste, per digerirle in compagnia».

E alla fine, si rimane sempre in famiglia, giusto?

«Esatto, si evoca una tradizione e se ne crea una. Abbiamo una famiglia data dai cromosomi e una seconda famiglia degli amici, di persone che ci scegliamo. Il concerto natalizio è il contesto in cui si celebra questa seconda famiglia».

E si fanno anche i conti con chi non c’è più a festeggiare?

«Chi è solo se ne accorge a Natale, è la strettoia dei fantasmi, dei ricordi, degli anni che passano, di solitudini che ci accompagnano e delle euforie».

Delle memorie?

«Le memorie di chi se n’è andato: a Natale si fanno i conti con gli assenti, l’anno scorso ho perso uno degli amici più cari proprio la notte di Natale, a pensarci era incredibile. Non a caso le storie di Natale sono spesso storie di fantasmi». 

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