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Gli Unwired al debutto

Alice Benatti
Gli Unwired al debutto

La band alternative metal pubblicherà il suo primo album a settembre: «In ciascuno dei brani che ascolterete sono incisi pezzi di noi quattro»

26 marzo 2024
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Reggio Emilia «Dell’album in uscita a settembre possiamo anticipare che è interamente auto-prodotto, registrato e mixato da noi. Per cui, nel bene e nel male, sarà colpa nostra». Così gli Unwired, band alternative metal nata a Reggio Emilia nel maggio 2023, parlano del loro primo disco. «Siamo attaccati a tutti i brani che lo compongono – dicono i quattro – perché in ciascuno vi sono incisi pezzi di noi: emozioni, esperienze, punti di vista. Ma forse è il singolo Dead & Gone, con cui abbiamo vinto il contest “A place to be 2023”, quello in cui più confluiscono le nature di tutti noi».

Protagonisti di questa settimana di Replay, la rubrica di Gazzetta di Reggio e Arci che accende un riflettore sulla scena artistica locale, loro sono Riccardo Costi (voce e chitarra ritmica), Riccardo Santi (chitarra solista), Michael Santoli (batteria) e Alessandro Leoncini (basso). Quattro musicisti con background differenti che si sono uniti spinti dalla voglia di portare al pubblico brani originali caratterizzati da sonorità aggressive e, al contempo, neomelodiche.

«Il nome Unwired – spiegano – vuole rappresentare la realtà attuale, nella quale le persone sono sempre più disconnesse tra loro e spesso in conflitto. Siamo molto soddisfatti del lavoro che sta prendendo forma anche se non è semplice rilasciare un disco in un’epoca satura di produzioni musicali nella quale il concetto di “usa e getta” regna sovrano. Riuscire a distinguersi diventa un must e, considerando che il nostro è un album di debutto, non possiamo sbagliarlo». Ad ispirarli, più che singoli artisti o band, sono filoni musicali (heavy metal, grunge, pop moderno) e il processo con cui nasce la loro musica è collettivo. «Partiamo principalmente dalle idee strumentali di Riccardo Santi che incontrano gli arrangiamenti e i testi di Riccardo Costi».

Del loro repertorio, oltre ai brani originali, fanno parte anche cover rivisitate «di quegli artisti che durante il nostro vissuto musicale ci hanno lasciato qualcosa che ancora oggi cerchiamo di riflettere nel nostro genere». Il loro palco più emozionante? «Facciamo fatica a scegliere – rispondono gli Unwired – perché per noi tutti, da quello del piccolo pub a quello di un festival, sanno regalarci grandi emozioni. È il pubblico a farci andare avanti e fino ad ora non ci possiamo lamentare».

E sui progetti futuri: «Stiamo pianificando la promozione del disco e un possibile tour di supporto. Abbiamo ricevuto delle proposte interessanti che stiamo valutando, ma per ora non chiudiamo la porta a nessuna opportunità». Il sogno di vivere di musica? «C’è – ammettono i quattro musicisti –, è sempre nella nostra testa ma prima di quello viene il poter fare qualcosa che ci faccia stare bene. E sta succedendo adesso. Per adesso ci accontentiamo di questo».