Cala il sipario su Vola alta Parola con Gian Maria Annovi e Laura Pugno
Reggio Emilia: a Palazzo da Mosto in Sala degli Affreschi il finalista al Premio Strega Poesia 2024 e la poetessa romana in dialogo con Guido Monti
Reggio Emilia Due gli ospiti nell’ultimo appuntamento della rassegna Vola alta Parola, dedicata alla poesia contemporanea curata da Guido Monti e promossa dalla Fondazione Palazzo Magnani in programma questa sera (ore 21.30) a Palazzo da Mosto in Sala degli Affreschi. Sono il reggiano Gian Maria Annovi che leggerà dal suo libro “Discomparse” (Nino Aragno) che è stato finalista al Premio Strega Poesia 2024, e la poetessa romana Laura Pugno che leggerà dal suo libro “I nomi” (La nave di Teseo), entrambi in dialogo con Guido Monti.
«Il titolo “Discomparse” parla chiaro. È un libro – commenta Annovi che è professore associato di Letteratura italiana e Letterature comparate alla University of Southern California (Los Angeles) – che parla delle comparse del presente della storia, cioè parla di figure che in qualche maniera esistono per sparire, per scomparire. Ad esempio, uno dei poemetti che aprono la raccolta è dedicata alla figura di una badante che ovviamente sparisce nel momento in cui la persona che accudisce muore; quindi, sparisce dalla vita della famiglia. Poi ovviamente i migranti che spariscono letteralmente nel mar Mediterraneo, ma che spariscono anche all'interno dei campi di pomodori». Annovi ha esordito come poeta all’età di vent’anni, con la raccolta di poesie intitolata Denkmal (1998). La sua seconda opera “Terza persona cortese” (2007) ha vinto il Premio Mazzacurati-Russo. Nel 2010 ha pubblicato il libro Kamikaze (e altre persone), nel 2013 Italics e, nel 2018, Persona presente con passato imperfetto. «Visita alla città di Sodoma invece – continua Annovi – mette in scena un viaggio in pulmino da parte di un eccentrico gruppo di turisti omosessuali che, non appena giungono alla città di Sodoma,cercano l'origine della loro storia, una storia che non esiste ovviamente perché in quanto soggetti minoritari sono sempre invisibili. Quindi è un libro che vuole un po’ dare voce a queste persone». Tra i temi trattati quello del fine-vita «e per questo si chiama in causa la tragedia shakespeariana del Re Lear che termina con la richiesta da parte di Lear di avere uno specchio da avvicinare al volto della figlia Cordelia per capire se ella ancora vive: la morte, infatti, nella tragedia shakespeariana non coincideva con la morte cerebrale, ma con l’arresto dell’apparato cardio-respiratorio: il nome di Cordelia, ridotto al monosillabo latino «cor», «cuore» – e le continue congiunzioni rappresentano proprio il suono continuo di un monitor cardiaco – solleva dei dubbi di tipo etico (quando un corpo si può definire deceduto? Quando ancora in vita?)».
Per quanto riguarda il libro di Laura Pugno, “I nom”, si muove intorno agli interrogativi che riguardano una condizione soggettiva. Il cuore del suo lavoro è nel tu, non solo con accezione affettiva ed emotiva, ma anche come tappa necessaria di ricostruzione dell’identità. Una mente desiderosa di presenza e appartenenza lo invoca e gli dà vita cominciando un dialogo capace di portare alla luce ciò che prima era ineffabile. Nel percorso verso l’intimità più profonda, il tu cambia pelle: perde il significato di cosa lontana e diventa forma del mondo.l © RIPRODUZIONE RISERVATA