Gazzetta di Reggio

Lunedì 28 luglio

Judith Hill in scena per Mundus: è stata tra le ultime collaboratrici di Michael Jackson e Prince

Adriano Arati
Judith Hill in scena per Mundus:  è stata tra le ultime collaboratrici di Michael Jackson e Prince

Reggio Emilia, la cantante e polistrumentista si è affermata come una delle artiste più dinamiche e versatili

3 MINUTI DI LETTURA





Reggio Emilia Leggende nere e un talento superiore in arrivo ai Chiostri. Questa sera alle 21.30 i Chiostri di San Pietro ospiteranno un concerto intrigante, quello della cantante e polistrumentista Judith Hill, radici Usa e giapponesi, figlia di due musicisti, chiamata a chiudere la parte reggiana dell’edizione 2025 di Mundus.

La Hill è reduce da un album, “Letters from a Black Widow”, tra i migliori usciti negli ultimi anni in ambito black music, un lavoro che nel titolo affronta anche la vicenda mediatica che alcuni anni fa ha travolto l’artista, diventata la vedova nera. Il motivo? È stata tra le ultime collaboratrici prima di Michael Jackson e poi di Prince, produttore del suo debutto “Back in Time”. Una coincidenza l’ha trasformata in una nuova vedova nera, appellativo superato non senza difficoltà sino a usarlo come ispirazione per un disco e un tour in cui suona con mamma e papà, il bassista Robert “Peewee” Hill e la tastierista Michiko Hill, completati da Shadrack Oppong alla batteria.

«Ho lavorato sul disco parecchi mesi, durante in periodo della pandemia. Avevo tanto tempo e mi sono immersa in questa produzione, che riassume la mia idea di musica. Black music può voler dire tante cose, è una definizione che comprende un mondo vasto, che va dal blues al funk, all’r&b all’hip hop e al gospel», racconta. E ora suona questi brani con sua famiglia: «È davvero speciale suonare con i miei genitori. Porta tutto a un livello diverso, più profondo, di spiritualità. Loro mi supportano e in mi affiancano in ogni momento, e io cerco sempre di portare delle idee per loro, e di farmi anche ispirare da loro», sorride. Meno facile essere leggere sulle leggende nere con cui deve convivere: «All’inizio è stato difficile, ho dovuto uscire per qualche tempo. Però sono riuscita a trovare la forza per costruire la mia voce peculiare, solo mia, e di parlare delle mie esperienze», ammette. Esperienze che l’hanno portata a suonare con tanti giganti, da Prince a Jackson e Stevie Wonder. «Tutte le collaborazioni portano con sé qualcosa di speciale, è davvero come vivere e sperimentare il mondo di qualcun altro e prendere quanto di bello hanno da dare. Questo accade in ogni sessione in studio come in ogni concerto. Tutti impariamo sempre qualcosa dagli altri», spiega. Questa esperienza, peraltro, non è stata così decisiva: «Aver lavorato a lungo come strumentista e corista per altri non ha inciso molto sulla mia carriera. Non ho fatto la corista così tanto, anche se la gente ne è convinta perché in quel ruolo ho lavorato con dei nomi talmente famosi. Ma ho sempre continuato anche a fare la mia musica e non mi sono mai fermata. Sono due esperienze speciali, molto diverse. Mi manca il senso di comunità che mi dava il cantare con altre persone, ma niente dà soddisfazione come suonare la propria musica e condividerla col mondo».l © RIPRODUZIONE RISERVATA