Gazzetta di Reggio

L’intervista

Bello Figo: «Dietro alle provocazioni c’è un artista che osserva la società: valutate ciò che faccio, senza i pregiudizi di un tempo»

Alberto Ferrari
Bello Figo: «Dietro alle provocazioni c’è un artista che osserva la società: valutate ciò che faccio, senza i pregiudizi di un tempo»

L'artista si esibirà stasera al Fuori Orario di Taneto di Gattatico: «Non cerco di essere giovane, sono me stesso. I ragazzi sentono quando uno è vero»

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Taneto di Gattatico «Il vero, alla lunga, vince sempre». È con questa frase che Bello Figo, artista trap che si esibirà stasera al Fuori Orario, ha concluso la sua intervista con la Gazzetta. «Bello Figo è uno che non fa finta» è, invece, l’affermazione del cantante parmigiano che ha aperto la nostra chiacchierata. Essere “real”, come si dice oggi, è la peculiarità che lo ha portato sul tetto d’Italia. Lo ha testimoniato lui stesso: raccontandosi, ha espresso con forza il concetto chiave per il successo, ovvero essere veri, credibili. Le apparenze possono pagare per qualche mese, ma non possono garantire la costanza negli anni. Grazie alle parole di Paul, vero nome di Bello Figo, abbiamo scoperto un artista coraggioso, intransigente e capace, con la sua spontaneità, di essere amato dai suoi fan.

Paul, sei famosissimo tra gli under 30. Non tutti gli adulti, però, ti conoscono così bene. Che cosa diresti per presentarti a chi non ha mai sentito parlare di te?
«A loro direi che Bello Figo è uno che non fa finta. Sono partito facendo musica senza chiedere il permesso a nessuno, dicendo quello che pensavo, anche quando dava fastidio. Dietro alle provocazioni c’è un artista che osserva la società e la racconta a modo suo, senza filtri o compromessi, che piaccia o meno. Direi anche che dovrebbero valutare ciò che faccio e dico senza i pregiudizi di un tempo».
A che punto sei della tua carriera? Sei soddisfatto del tuo percorso o senti che manca ancora qualcosa?
«Sono sempre in evoluzione. Ho già fatto quello che molti non riescono a fare: lasciare un segno, essere riconoscibile, creare un linguaggio. Sono soddisfatto, sì, ma non mi sento mai “arrivato”. Finché ho cose da dire e palchi su cui salire, manca sempre qualcosa. Ed è giusto così, mi da la giusta motivazione ad andare avanti».
Perché puoi essere un valore aggiunto per il Fuori Orario? Porterai qualche pezzo nuovo?
«Perché porto gente vera, energia sincera e zero noia. Il Fuori Orario è un posto storico e io ci porto il presente. Sì, porterò pezzi nuovi, ma anche quelli che la gente vuole urlare sotto al palco. È uno scambio: io do la mia vibe, il pubblico dà tutto il resto, si condivide un momento di musica ed intrattenimento».
Cosa significa per te suonare vicino alla tua città, Parma?
«È sempre speciale. Qui sono cresciuto, qui ho vissuto momenti belli e difficili. Suonare vicino Parma è come tornare a casa da più grande, con più consapevolezza e con più gente che capisce il mio percorso».

Quali sono gli ingredienti che rendono un tuo concerto unico?
«Libertà totale, imprevedibilità e connessione col pubblico. Non faccio concerti ingessati: succede quello che deve succedere. Si balla, ci si diverte e si è spensierati. E soprattutto nessuno si sente fuori posto».
Nell'ultimo periodo c'è stato un cambiamento nella tua musica. Questo nuovo approccio è dovuto a una tua evoluzione personale oppure vuoi solo soddisfare i gusti del pubblico?
«La musica segue quello che sei, o quello che provi in un certo momento, è un percorso di continua crescita. Il pubblico cresce con me, non devo inseguirlo. Se la profondità si sente, mi fa piacere e voglio che sia un valore che si aggiunge al mio stile».
Il Fuori Orario vuole tornare ad avere un'utenza giovane e tu sicuramente sei un cavallo vincente. Come fai ad essere così amato e seguito dai ragazzi?
«Perché non li tratto dall’alto in basso. Parlo la loro lingua, ma senza fingere. Non cerco di essere giovane, sono me stesso. I ragazzi sentono quando uno è vero. E il vero, alla lunga, vince sempre».