Gazzetta di Reggio

Venerdì 20 febbraio

L’Italiana in Algeri al Teatro Valli: da venerdì in scena l’opera emblema del teatro buffo di Rossini

Giulia Bassi
L’Italiana in Algeri al Teatro Valli: da venerdì in scena l’opera emblema del teatro buffo di Rossini

Un nuovo allestimento della Fondazione I Teatri di Reggio Emilia, in programma venerdì alle 20 (replica domenica 22). Trasmesso anche in diretta streaming

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Reggio Emilia Opera emblema dell’intero teatro buffo rossiniano, a proposito della quale Stendhal conia la definizione di “Follia organizzata e completa”, L’Italiana in Algeri va in scena al Teatro Municipale Valli in un nuovo allestimento della Fondazione I Teatri di Reggio Emilia, in programma venerdì alle 20 (replica domenica 22 alle 15.30, anche in diretta streaming su www.operastreaming.com). Scritta nel 1813 per il Teatro San Benedetto di Venezia da un compositore appena ventunenne, ottiene un trionfo memorabile. Paradossalmente, questo dramma giocoso nasce quasi per caso: per una defezione di Carlo Coccia, Rossini viene chiamato a comporre e mettere in scena l’opera nuova nel giro di un mese. Per accorciare i tempi viene riciclato un libretto di Angelo Anelli, già musicato da Luigi Mosca nel 1808, efficace perché impregnato di un carattere esotico: in questo senso L’Italiana in Algeri continua una tradizione settecentesca e illuminista, ma ne sviluppa gli aspetti più paradossali e grotteschi. Si dice che la trama dell’opera sia ispirata a un fatto di cronaca: Antonietta Frapolli-Suini, formosa signora milanese, sarebbe stata rapita dai pirati algerini nel 1805, portata alla corte del Bey di Algeri Mustafà-ibn-Ibrahim, che si sarebbe perdutamente innamorato di lei, perché, come recita il libretto, le «femmine d’Italia son disinvolte e scaltre, e sanno più dell’altre l’arte di farsi amar».

Mustafa, il Bey di Algeri, stanco della moglie, decide di sostituirla con il fascino esotico di un'attraente donna italiana. I suoi pirati gli consegnano subito la naufragata Isabella, che è alla ricerca del suo amante Lindoro. Un futuro come protagonista dell'harem di Mustafà? Isabella così esuberante non si può facilmente turbare. Mustafà non sa cosa gli accadrà. L'incontro tra maschilismo compiaciuto e l'insubordinazione emancipatrice è il centro di questa divertente e assurda trama, due culture straniere che si sorprendono l'un l'altro con strani riti. Ma la vera sorpresa è la musica: a L'Italiana in Algeri (1813) si dedica il genio comico di Rossini in piena fioritura, in cui i personaggi generano confusione e diventano come pupazzi, ingranaggi in un elettrizzante meccanismo di ritmo e suono: un momento culminante è il sorprendente concertato finale del primo atto, in cui i cantanti si scatenano in un vertiginoso crescendo di suoni onomatopeici “Nella testa ho un campanello che suonando fa dindin. Come scoppio di cannone la mia testa fa bumbum. Sono come una cornacchia che spennata fa crà crà. Nella testa un gran martello mi percuote e fa tac tà…”. La regia di Fabio Cherstich costruisce un’ambientazione contemporanea, volutamente instabile: una villa incompiuta, sospesa in un tempo indefinito, che sembra promettere ordine ma non garantisce nulla. Le scene di Nicolas Bovey, realizzate dai laboratori della Fondazione I Teatri, diventano un vero e proprio dispositivo scenico: un contenitore anarchico in cui materiali da cantiere convivono con arredi domestici, oggetti dimenticati, elementi che cambiano funzione sotto gli occhi dello spettatore. I costumi di Arthur Arbesser non definiscono un’epoca precisa, ma lavorano per accentuare la natura caricaturale dei personaggi, rendendo visibile il loro statuto di maschere.

Le luci di Alessandro Pasqualini accompagnano e amplificano il ritmo dell’azione, seguendone le accelerazioni, le implosioni, i vuoti improvvisi. Alla guida dell’Orchestra dell’Emilia-Romagna Arturo Toscanini c’è Alessandro Cadario, che affronta L’Italiana in Algeri a partire da un lavoro filologico rigoroso, fondato sull’edizione critica della partitura e su un dialogo costante con la ricerca musicologica contemporanea. L’Italiana in Algeri è una coproduzione Fondazione I Teatri di Reggio Emilia, Fondazione Teatri di Piacenza, Fondazione Teatro Comunale di Modena, Fondazione Ravenna Manifestazioni / Teatro Alighieri, Fondazione Haydn di Trento e Bolzano, Teatri di OperaLombardia. Nel ruolo di Mustafà è impegnato Giorgio Caoduro; Laura Verrecchia interpreta Isabella. Ruzil Gatin è Lindoro, mentre Marco Filippo Romano dà corpo a un Taddeo centrale nel meccanismo comico rossiniano. Completano il cast Gloria Tronel (Elvira), Barbara Skora (Zulma) e Giuseppe De Luca (Haly). Il Coro Claudio Merulo di Reggio è preparato da Martino Faggiani. Accanto al cast principale, e altri cinque mimi-pirati, il mimo e acrobata Julien Lambert, collega le situazioni, sposta oggetti, attiva gag, cade e si rialza, come un servo di scena poetico e instancabile. Dopo il debutto, l’opera andrà in scena a Piacenza, al Teatro Municipale venerdì 27 febbraio e domenica 1° marzo; a Modena, al Teatro Comunale venerdì 6 e domenica 8 marzo; a Ravenna, al Teatro Alighieri venerdì 13 e domenica 15 marzo; a Trento, al Teatro Sociale venerdì 27 e domenica 29 marzo. Nella stagione 2026-2027 l’opera sarà invece allestita dai teatri del circuito OperaLombardia.  © RIPRODUZIONE RISERVATA