Gazzetta di Reggio

La mostra

Cannon Foddler dove l’arte trabocca, un’esposizione di Giuditta Branconi

Giulia Bassi
Cannon Foddler dove l’arte trabocca, un’esposizione di Giuditta Branconi

Domani, 8 marzo, l’inaugurazione del progetto parte della Collezione Maramotti

3 MINUTI DI LETTURA





Reggio Emilia S’intitola Cannon Fodder (letteralmente "carne da cannone") il progetto della giovane Giuditta Branconi per la Collezione Maramotti. Un titolo assolutamente d’impatto, che fa riferimento a corpi sacrificabili, a una materia destinata a essere consumata da un sistema complesso e crudele. Nata a Teramo nel 1998, Branconi si è formata tra Urbino e Milano, dove ha sviluppato la sua peculiare tecnica pittorica, combinazione densa di colori vivaci, parole e figure, riportati su sottili tele dalla superficie levigata che restano leggibili anche sul retro. Invitando Branconi, la Collezione Maramotti prosegue il lungo percorso di esplorazione e condivisione pubblica dell’opera di artisti emergenti che, attraverso il linguaggio pittorico, concepiscono nuovi corpi di lavoro espandendo ricerche e pratiche personali in un progetto ambizioso. In questa mostra - la sua prima personale in un contesto istituzionale - da domani al 26 luglio, l’artista si mette alla prova, mostrando una pittura ricca e traboccante, spesso contraddistinta da una travolgente densità visiva, sia sul fronte che sul retro dei sottili tessuti , moltiplicando le possibilità espressive e i livelli di lettura.

Per l’occasione la giovane artista ha realizzato una serie di nuove opere e una grande installazione composta da un trittico di dipinti disposti nello spazio, che il pubblico può attraversare fisicamente. Un materiale iconografico e verbale sovrabbondante ed eterogeneo, interculturale e interclassista, perché continuamente oscillante tra lingue, alfabeti, registri espressivi differenti, si ridefinisce per sovrapposizioni e accostamenti, apparentemente occasionali. Davanti e dietro la tela si propone così un gioco di segni, font, parole e figure, in cui la libera citazione e le matrici di ispirazione provengono da svariati tempi e geografie, sfiorati, rivisitati, ricompattati in una nuova grammatica narrativa. Generando vaghe ipotesi di senso, la cui decifrazione è impossibile in uno sguardo di insieme, questa pittura, che ha imposto all’autrice un lungo tempo di esecuzione, poi chiede anche allo spettatore di prendersi tempo per l’osservazione. In quanto combina riferimenti iconografici della cultura alta e di quella popolare, estratti di letteratura, fumetti, giornali, canzoni e messaggistica istantanea, l’artista trasforma lo spazio del quadro in un luogo pullulante e ossimorico, un labirinto semiotico in cui immagini, parole e simboli apparentemente incongruenti coesistono liberamente come in un flusso di coscienza. All’intreccio esuberante della composizione si accompagnano un’indagine stilistica e una tecnica estremamente minuziose.

Ogni grafema che compone le opere di Branconi deriva dall’appropriazione, e dalla sua successiva personale ricontestualizzazione di codici e riferimenti tratti da fonti eterogenee, dall’arte asiatica a incisioni di epoca vittoriana, dai libri per l’infanzia agli arabeschi, dai fumetti ai tatuaggi, fino ai manuali illustrati. Punto di riferimento è l’installazione centrale- un trittico atipico, tridimensionale, in cui entrambi i lati dipinti sono esposti allo sguardo del visitatore - è il punto di accesso a una visione inedita, a una lettura senza segreti né nascondigli dell’universo di Branconi, in cui la tela assorbe tensioni e rilascia irruenza visuale, trasformandola in energia pittorica. Questa libera accumulazione iconografica satura lo sguardo e annulla ogni gerarchia di stili e soggetti. Cuori, catene, scene di caccia, nuvole, volti, stelle, numeri, lettere, fiori, uccellini, scheletri, farfalle: tutti gli elementi di queste grottesche contemporanee coesistono, ibridandosi, in un immaginario eclettico, stratificato e visionario - una sorta di media-evo fantastico che si avvicina al pensiero dello storico dell’arte Jurgis Baltrusaitis sulla potente vitalità dell’arte gotica medievale.In occasione della mostra sarà pubblicato un libro con un testo di Flavia Frigeri, storica dell’arte e curatrice presso la National Portrait Gallery di Londra.l© RIPRODUZIONE RISERVATA