Gazzetta di Reggio

L’evento

Al liceo Moro torna Città del Lettore: così la Gen Z abbraccia la letteratura

Alice Benatti
Al liceo Moro torna Città del Lettore: così la Gen Z abbraccia la letteratura

Reggio Emilia: mercoledì e giovedì dalle 19.30 alle 22. Novità la divisione in quartieri

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Reggio Emilia Ci sono città che nascono e scompaiono nel giro di due sere. Come quella che, mercoledì e giovedì, prenderà vita al liceo Moro, quando circa seicento studenti trasformeranno la loro scuola nella “Città del Lettore”: un manifesto generazionale di amore per la letteratura che, ogni anno, richiama oltre duemila persone dentro un mondo costruito dai ragazzi. Un’iniziativa nata nel 2017 dall’idea di un ormai ex professore del liceo reggiano, Daniele Castellari, e diventata, anno dopo anno, un appuntamento atteso da tutta la città. Anche i numeri raccontano una crescita: il progetto coinvolge circa 600 studenti (praticamente la metà degli iscritti), una quindicina di insegnanti, coordinati dalla docente Silvia Cocchi, e tutto il liceo diretto da Daniele Cenini, che per due sere smette di essere soltanto una scuola per diventare una città attraversata da storie, spettacoli e lettori.

Saranno 34 le attività disseminate in ogni angolo della scuola – tra cortile, corridoi e aule –, ma la vera novità di questa ottava edizione è che la città sarà divisa in quartieri tematici. Undici, per la precisione. Ci sarà il quartiere dell’incompiuto, quello del mistero, degli arrivi e delle partenze, dell’umorismo, per fare qualche esempio. Piccole geografie letterarie in cui perdersi volutamente o, semplicemente, capitare per caso e godersi il viaggio. «Guardate la mappa per capire cosa può appassionarvi di più, ma poi spaziate, cogliete tutti gli stimoli», consiglia Sofia Vergnani, una delle studentesse coinvolte. «Ci sono attività in ogni angolo del liceo. A volte, mentre giri senza una meta, sono proprio i gruppi a trascinarti dentro quello che hanno creato».

E in effetti la “Città del Lettore” sembra funzionare proprio così: non come uno spettacolo da guardare seduti, ma come un luogo da attraversare. Le persone che varcano il cancello del liceo vengono chiamate a scegliere, entrare nelle scene, lasciarsi coinvolgere. «Il pubblico non è mai passivo», continua Sofia. «Ogni attività nasce da un libro, da una scena o da un tema che poi gli studenti reinterpretano. Anche i costumi e le scenografie partono da noi». Lei, insieme ad altre ragazze del triennio che praticano danza in scuole diverse, ha costruito una performance dedicata al tema dell’incompiutezza. Coreografie che si interrompono, canzoni tagliate a metà, un finale lasciato aperto. «Siamo abituati a pensare che ciò che è incompleto sia sbagliato», dice. «Invece, a volte, sono proprio le cose che non si chiudono in un cerchio perfetto a lasciarci addosso qualcosa di fondamentale». Un’altra studentessa, Elena Sun, ci racconta che “Città del Lettore” sconfina dalla letteratura per attraversare la vita degli studenti. Come ha fatto con la sua. «All’inizio ero molto riservata – ammette –. Non riuscivo a relazionarmi come avrei voluto con i miei compagni di classe, poi sono cambiata. Qui ci vuole tanta creatività, ma tutti riescono a trovare un posto in cui sentirsi bene. Io, per esempio, grazie a Città del Lettore ho scoperto che mi piace il mondo del teatro, soprattutto scrivere copioni insieme ai miei compagni». Con la sua classe porterà in scena una reinterpretazione di “Uno, nessuno e centomila” di Pirandello: allestiranno un negozio di specchi in cui sarà il pubblico a decidere come proseguiranno le scene.



«È un evento culturale, certo, ma anche un momento in cui generazioni diverse si confrontano», spiega. «Persone dell’età dei nostri genitori riescono a capire il nostro punto di vista sui classici». Poi sorride e dà un consiglio semplice, quasi una regola per entrare davvero nella Città: «Non venite pensando “guardo mio figlio e torno a casa”. Vagare è la cosa più bella». Vagare, appunto. Lasciarsi sorprendere da Dante e Beatrice, ad esempio, che finiscono dentro una puntata di “Belve”, trasformati in protagonisti di interviste ironiche nel quartiere dell’umorismo. È l’idea della classe di Giulia Spaggiari, studentessa di terza che partecipa fin dal primo anno. «La paura del liceo mi aveva fatto allontanare dalla letteratura», racconta. «La Città del Lettore invece me l’ha fatta vivere in modo attivo, diverso. Mi sono riavvicinata». Anche i suoi genitori, dopo aver partecipato all’evento, le hanno detto di aver riscoperto i classici attraverso uno sguardo nuovo. La Città del Lettore – che entrambe le serate prenderà il via alle 19.30 per concludersi alle 22 – è patrocinata dalla Provincia di Reggio Emilia e si avvale della collaborazione del Comune di Reggio Emilia e di FCR con il contributo di Reggio Città Senza Barriere. A partecipare saranno anche studenti del liceo Canossa e il gruppo “I Raccontastorie”, formato da una decina di ragazzi con disabilità fisica, intellettiva o psichica, che utilizza le parole, la musica e la lingua dei segni per narrare storie che sanno allargare orizzonti inaspettati.l © RIPRODUZIONE RISERVATA

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