La cantautrice Mica Millar porta il soul britannico ai Chiostri di San Pietro
Reggio Emilia: tappa conclusiva dell’edizione 2026 di Mundus, la storica rassegna musicale estiva curata da Ater
Reggio Emilia L’ultima grande voce soul inglese si presenta a Reggio. Oggi – inizio ore 21.30 – i Chiostri di San Pietro ospiteranno l’esibizione della cantante Mica Millar, nella tappa conclusiva dell’edizione 2026 di Mundus, la storica rassegna musicale estiva curata da Ater. Il ciclo proseguirà poi tra Correggio e Scandiano.
Cantautrice, produttrice e artista indipendente, dal 2022 è una delle principali figure del nuovo soul britannico, con due album accolti benissimo e tante collaborazioni, da Stevie Wonder a Lionel Ritchie. Ai Chiostri si presenterà affiancata dalla corista Kelly Ntusebu, dal tastierista Maxwell O’Hara, dal batterista Joseph Luckin, dal bassista Christopher Rabbitts e da Simon Dale alla chitarra.
La black music “classica” è un pezzo importante della musica Uk anche oggi, come un tempo? «Gli artisti britannici bianchi sono sempre stati influenzati dalla musica nera, sia in passato che oggi. Un’influenza evidente in artisti che spaziano dai Beatles a Harry Styles, e non solo in quelle cantanti britanniche che più direttamente si ispirano a questo genere o ne incarnano lo stile. Naturalmente, ognuno di noi ha interpretato quelle tradizioni in modo diverso, apportando il proprio vissuto e la propria personalità: è proprio questo a rendere tutto unico. Nel lavoro di Amy si colgono maggiori influenze hip hop, Motown e jazz, mentre nel mio prevalgono sonorità soul e R&B più classiche e tradizionali, con forti richiami anche al gospel. Joss Stone ha un’impronta più pop, mentre Dusty... beh, lei è un’icona, no? Adoro il modo in cui, nella musica britannica, i confini tra i generi si mescolino e si sfumino così tanto». E quali sono le influenze dirette di Mica Millar? «Ho scoperto la musica soul da giovanissima – ascoltando Stevie Wonder e i Jackson 5 – e mi sono innamorata della Motown e della Stax; più tardi ho scoperto artiste come Aretha Franklin, Natalie Cole ed Etta James, oltre a gruppi femminili come le Supremes: sono rimasta conquistata dalle loro voci. Essendo nata negli anni '80, sono cresciuta tra gli anni '90 e i 2000 ascoltando D’Angelo, Lauryn Hill e molto R&B americano. In seguito ho scoperto che la musica che amavo affondava le sue radici nel gospel e ho iniziato a esplorare anche quel genere. Mio padre mi ha fatto conoscere grandi cantautrici come Joni Mitchell, Tracy Chapman e Carole King. Trovo ispirazione tanto nei produttori, negli arrangiatori e nei musicisti quanto nei cantanti. Dedico molto tempo ad ascoltare come vengono realizzati i dischi, a coglierne l'atmosfera e a capire perché certe registrazioni riescano ancora a emozionare le persone a distanza di decenni. Produrre i miei dischi mi offre la libertà creativa di plasmare ogni aspetto della musica: dalla scrittura dei brani agli arrangiamenti e alla strumentazione, fino alla resa sonora e al mixaggio. Cerco sempre di catturare e dare forma a qualcosa che mi rispecchi, di comunicare ciò che sento nella mia testa; qualcosa che susciti in me un'emozione e mi spinga a cantare con tutto il cuore. Non è un processo semplice, ma è incredibilmente gratificante». Poi ci sono i live... «È durante le esibizioni dal vivo che quei brani prendono vita in modo diverso. Ogni serata offre un'interpretazione e una performance uniche. Do sempre il massimo sul palco, a prescindere da tutto, ma sono il pubblico, l'atmosfera della sala e il momento stesso a rendere speciali gli spettacoli: percepire la connessione con gli spettatori fa emergere le emozioni in modo sempre nuovo. È proprio questo che amo del suonare dal vivo».
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