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Cultura

Doisneau, il fotografo rivela la sua Parigi nella mostra a Palazzo Musei

di Michele Fuoco
Doisneau, il fotografo rivela la sua Parigi nella mostra a Palazzo Musei

A Modena fino al 24 gennaio 135 stampe ai sali d’argento in bianco e nero provenienti dalla collezione dell’Atelier Doisneau a Montrouge

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MODENA. Fotografia “umanista” è quella di Robert Doisneau (1912- 1994) esposta fino al 24 gennaio (da martedì alla domenica 10-19) al Palazzo dei Musei, in viale Vittorio Veneto 9. E’ quanto evidenziano le 135 stampe ai sali d’argento in bianco e nero provenienti dalla collezione dell’Atelier Doisneau a Montrouge, dove l’artista ha stampato e archiviato le sue immagini per oltre 50 anni. Si contano 450 mila negativi. Gli scatti coprono l’arco di tempo che va dagli anni Trenta agli anni Sessanta, e riguardano Parigi, in particolare la banlieu, i quartieri popolari, i bambini, il mondo del lavoro, il teatro della strada, scene di interni, l’occupazione e la liberazione, una certa idea della felicità, il tempo dei divertimenti e delle vacanze, ritratti, moda e mondanità. Le immagini registrano la quotidianità, il tempo dell’attesa, degli atteggiamenti pensosi, in una limpida rappresentazione.

La mostra

Tanti, quindi, i motivi della mostra, a cura di Gabriel Bauret, realizzata dal Comune di Modena e prodotta da Silvana Editoriale, promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. Alle sue fotografie si guarda come modello di umanità, perché in esse si afferma una considerazione sullo stato d’animo, sulla condizione di ogni persona. Ne deriva una maggiore attenzione all’interiorità. L’opera si configura come immediata risonanza di vicende esistenziali.

«Una visione sull’umanità»


«Questa mostra – dice Bauret - viene presentata per la settima volta in città del Nord Italia. La prima nel 2021. La adattiamo ai luoghi in cui ci troviamo per un percorso diverso. La visione del maestro è dedicata all’umanità. L’artista si concentra su uomini, donne, sulla condizione umana che mette al centro della sua fotografia. Lo sguardo è su Parigi, sulla banlieu, le periferie, tanto che nel 1949 pubblica “La Banlieu de Paris” con lo scrittore e amico Blaise Cendrars, con narrazioni visive anche di sottile ironia. La sua non è solo fotografia di strada, ma anche fotografia del ritratto con una sequenza dedicata al mondo dell’arte e della cultura, a figure importantissime come Picasso, a intrecci con scrittori, come Cendrars e Jacques Prévert. La mostra inizia con l’infanzia. Doisneau non si fermava con i passanti che fotografava, ma amava giocare con i più piccoli che diventavano i suoi attori. Con loro si divertiva a comporre delle sequenze. Il maestro considera la fotografia anche “opera aperta” che fa appello all’immaginazione del visitatore. Ogni scena, ogni immagine non è qualcosa di racchiuso in un ambiente limitato, ma diventa forma mentale”. Il curatore della mostra si sofferma anche sul fotografo impegnato (engagé) nel sociale e nella politica. L’artista ha conosciuto il mondo operaio. «A livello politico, non aveva la tessera del partito comunista ma era simpatizzante: ha lavorato alla falsificazione di documenti durante la guerra. Tutti questi aspetti sono interconnessi e si uniscono agli aspetti poetici. Dietro l’immagine c’è un impegno di conoscenza».
 

La fotografia si muove all’interno di una forte componente lirica, per la capacità di Doisneau di individuare peculiarità formali e tematiche della realtà parigina che si connotano di qualità espressiva, di essenzialità, di vibrazione. L’immagine sa trovare la sua voce, una poesia sorvegliata di tensione emotiva nel “raccontare” lo scenario di strade, di palazzi, di persone semplici che si incontrano nella “Ville Lumière” del secolo scorso. La città diventa il supremo riassunto della sua attività, della sua vita, cogliendone un flusso inarrestabile di vitalità, ma anche la nascosta malinconia, caducità, l’angoscia del tempo. Ogni sua creazione è esperta e consapevole, perché l’artista parigino sa meditare sulle funzioni e possibili relazioni delle immagini. Lo si evince anche dalla sua più famosa fotografia “Le Baiser de l’Hotel de Ville” (Il bacio davanti al Municipio di Parigi), realizzata nel 1950: una giovane coppia si bacia nel traffico parigino. Si può pensare che sia stato uno scatto “fortunato”, un istante favorevole al fotografo nel riprendere, spontaneamente, la scena. Nulla di tutto questo. Doisneau aveva chiesto a due attori di posare, per mandare un messaggio di libertà, di emancipazione giovanile nella Parigi dell’immediato postguerra. Da qui il quesito: se la fotografia può raccontare la verità soltanto se è spontanea. In verità, non si tratta di un unico caso. Il maestro francese amava anche ricostruire la situazione, prima dello scatto per dare un significato ben preciso alle sue operazioni creative. L’impegno è puramente artistico con la cura del particolare per offrire un racconto più efficace. Progetto e creatività si compenetrano nelle sue opere. Raggiante il sindaco Mezzetti: “Portiamo a Modena la grande fotografia del ‘900. Doisneau amava l’umanità, cercava la grandezza nelle piccole cose, la felicità. E’ un appuntamento straordinario. Confermiamo la linea che abbiamo scelto: questo spazio dedicato a mostre di grande qualità, proiettando Modena nel circuito delle eccellenze”. Entusiasta anche l’assessore alla cultura Bortolamasi per le collaborazioni di rilievo a livello nazionale e la città come meta di turismo culturale.

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