Palazzo da Mosto si riempie delle note di Massimo Bianchi
Alle 21.30 di oggi il recital per pianoforte “Der Wanderer”
Reggio Emilia Con il titolo evocativo di “Der Wanderer” (Il Viandante), si connota il recital del pianista Massimo Giuseppe Bianchi che è il secondo appuntamento del Festival dei Pianisti Italiani, concerto gratuito a ingresso libero che si tiene alle 21.30 di sera a Palazzo da Mosto.
Tema caro alla letteratura e all’arte romantica tedesca - basti pensare l’omonimo quadro di Friedrich - il Wanderer rappresenta l'uomo in cammino con bastone e mantello che cerca sé stesso, esiste e vive dunque immerso, congiunto alla natura e non necessariamente si tratta di una natura ostile. Il "Wanderer" non si dirige verso qualcosa di connotabile fisicamente, verso un "luogo" reale, tangibile; al contrario, egli è un avventuriero dello spirito, un essere che va alla ricerca di sé stesso, o meglio dell'indefinibile, di ciò di cui una lontana eco del proprio animo rende certi dell'esistenza; un cammino che si compie In compagnia, ma più spesso da soli. In riferimento al concerto di Bianchi il tema corrisponde al primo brano: dai Pezzi lirici di Grieg il Viandante solitario per proseguire con un altro autore al quale esso è molto caro: Schubert del quale esegue le Danze tedesche D 783; e ancora di Schubert/ Liszt da le Soirées de Vienne il Valse-Caprice n. 6 per concludersi con uno dei brani più complessi della letteratura pianistica le 33 Variazioni su un Valzer di Diabelli op. 120 di Beethoven. Opera di forte rilevanza, sono ritenute il più grande insieme di variazioni mai scritto, anzi l'opera rappresenta un libro di studi avanzati sulla modalità d'espressione e sull'uso della tastiera di Beethoven, nonché una monumentale opera a sé stante.
Schoenberg ne scrive così nella sua opera Funzioni strutturali dell'armonia: «Per quanto riguarda la sua armonia, quest’opera merita di essere chiamata il lavoro più avventuroso di Beethoven».
La genesi del pezzo si riconduce ad Antonio Diabelli che chiese a molti compositori di scrivere ciascuno una Variazione su un suo valzer.
La raccolta, pubblicata nel 1824 era composta dai più eccellenti compositori dell’Impero Austriaco, ma non troviamo Beethoven, perché egli si era messo a lavorare sul valzer di Diabelli fin dal 1819 terminando di comporre nel 1823 queste 33 Variazioni.
D’altra parte Bianchi è un artista particolare, poiché ad una solida formazione nel solco dei grandi maestri, quali Bruno Canino e György Ligeti, che hanno contribuito a perfezionarne lo stile ed il talento, ha coniugato carriera musicale ed i propri eclettici interessi per la filosofia, la letteratura e la poesia.
Attento divulgatore in ambito radiofonico, curatore di seminari di approfondimento musicale, direttore artistico di varie stagioni musicali, tra le quali Musica a Villa Durio, a Varallo. Pianista con all’attivo un copioso numero di album e ha suonato in diretta per la Radio della Svizzera Italiana- Rete2 e su Rai Radio 3. Per la medesima rete ha partecipato a un ciclo del noto programma di cultura religiosa “Uomini e Profeti”. È spesso invitato dalla RTSI Rete 2 a prendere parte a trasmissioni di cultura musicale come “Qui comincia” e "Jukebox ‘900”.
Tra le numerose collaborazioni artistiche ricordiamo quelle con Aron Quartett, Antonio Ballista, Bruno Canino, Francesca Dego, Rocco Filippini. Jack Liebeck, Domenico Nordio, Jed Distler. Tiene anche numerosi concerti come improvvisatore, in solitudine e accanto a strumentisti jazz tra i quali Louis Sclavis, Paolo Damiani ed Enrico Pieranunzi. Ha curato edizioni critiche di opere di Respighi, Carpi e Castelnuovo-Tedesco per gli editori Suvini Zerboni e Curci.
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