“Le allegre comari di Windsor” in scena stasera al Festival di Roncolo
La regista Serena Sinigaglia: «Non solo Shakespeare, dentro c’è anche Falstaff»
Quattro Castella Con “Le Supplici” di Euripide la regista Serena Sinigaglia ha debuttato con grande successo pochi giorni fa al Teatro Due di Pama, mentre con uno spettacolo pluripremiato, “Le allegre comari di Windsor”, ritorna ancora dalle nostre parti. La commedia shakespeariana va in scena infatti questa sera (ore 21.30) al Festival di Roncolo come terzo appuntamento della manifestazione a cura della Compagnia del Cigno che si tiene alla Tenuta Venturini Baldini. «Se posso metto in scena Shakespeare ed Euripide che mi danno tanta soddisfazione – puntualizza Serena Sinigaglia –. Tra l’altro venendo dagli studi classici, li amo ancor di più. Quando lavoro a testi come questi ho l’impressione di far parte della storia».
In che senso?
«È come se fossimo un motore, una forza che pescando dal passato si lega al futuro… quando rappresentiamo un classico ci interroghiamo sulle responsabilità dell’uomo, ragioniamo dei grandi temi laici poiché “non di solo pane”... La vita di un uomo consiste nell’elevarsi attraverso certi insegnamenti che ti danno la forza in quanto costituiscono un bagaglio di esperienze. E questo per uscirne migliori».
Come nascono le sue Comari?
«Questo allestimento nasce nell’ambito di Glob(e)al Shakespeare, il progetto per il quale sei opere del grande drammaturgo sono state proposte in sei riscritture commissionate ai più innovativi autori del panorama odierno e poi portate in scena da sei registi. Il progetto è nato a Napoli per affermare l’universalità del teatro coniugando l’essenza atemporale dell’opera di Shakespeare con temi e linguaggi della scena contemporanea e si è aggiudicato il premio dell’Associazione Nazionale Critici di Teatro 2017. Ho pensato a una commedia, perché anche in Shakespeare esse non sono poi così perfette come le tragedie, così si possono meglio prestare ad adattamenti di un’ora e il linguaggio va interpretato, poiché le battute cambiano, altrimenti oggi non si comprenderebbero».
Dalle sue parole si sente una passione tutta particolare per questo testo.
«Infatti, perché parliamo anche di “Falstaff”, la commedia che più conosco, infatti ci ho lavorato che avevo poco più di 20 anni e mi ha cambiato la vita. Ricordo la gioia di una scoperta straordinaria.Per questo dentro alle “Comari” metto il “Falstaff” di Verdi, così chiudo il cerchio, torno alle origini».
Quindi come ha lavorato?
«Insieme a Edoardo Erba ho realizzato un testo che comprendesse anche brani, suonati e cantati dal vivo dal “Falstaff” di Verdi. In scena solo la signora Page, la signora Ford, la giovane Anne Page e la serva Quickly, solo le quattro donne che danno parola anche ai personaggi maschili, assenti ma molto presenti: mariti, amanti, e, soprattutto, il più grande, Falstaff. Ho desiderato omaggiare anche il libretto di Boito che a volte supera lo stesso Shakespeare. In scena, inoltre, ci sta anche un quinto personaggio che ho concepito una fisarmonicista che, oltre a suonare dal vivo le note di Verdi, adattate da Federica Falasconi interpreta Fenton, il grande amore di Anne, un ruolo “en travesti” interpretato da Giulia Bertasi come vuole la tradizione shakespeariana (ma al contrario)».
Come si svolge l’azione?
«La trama shakespeariana c’è tutta ma immaginata, in quanto le signore Page e Ford annoiate dalla vita trasformano il barboso e very british pomeriggio di tè in uno scatenato gioco dell’immaginazione, del desiderio, del divertimento. In realtà esse sono donne di mezza età, borghesi, annoiate e bigotte, con routine consolidate, mariti assenti e desideri sopiti. In questo senso costringono la serva a fare Falstaff e così si procede come nella commedia con l’episodio della vasca… finché non giunge la voce che Falstaff è morto w crolla loro il mondo addosso. Perché, solo pensando a Falstaff si si erano rianimate, quindi senza di lui non ci sarebbe divertimento. A questo proposito il divertimento nella commedia è assicurato complice la recitazione delle protagoniste Mila Boeri, Annagaia Marchioro, Chiara Stoppa e Virginia Zini, le scene e i costumi variopinti delle giovani Federica Pellati e Katarina Vukcevic».
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