Gazzetta di Reggio

Reggio Emilia

A Sanremo Rock sbarcano i reggiani Kippes: «Per noi è una grande soddisfazione»

Adriano Arati
A Sanremo Rock sbarcano i reggiani Kippes: «Per noi è una grande soddisfazione»

Bondavalli e Arduini: «Avremo 10 minuti per esibirci ma gli stimoli sono tanti»

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Reggio Emilia Una preghiera universale a Sanremo Rock. Sino al 9 settembre, il palco della competizione ospitata dalla città ligure – una sorta di versione dedicata al rock e alle produzioni alternative della celebre manifestazione canora – vedrà impegnati, fra i tanti concorrenti di tutta Italia, anche una formazione reggianissima, i Kippes. La band è formata da musicisti originari della nostra provincia, da tempo impegnati in vari progetti e dal 2015 insieme come Kippes.

I componenti sono Paolo Arduini, chitarra ritmica e soprattutto autore dei testi e delle musiche, il pianista, organista e tastierista Alessandro Bondavalli, il cantante e chitarrista solista Enrico Modini, il batterista e percussionista Giovanni Rovacchi e il bassista Roberto Baroni. Per loro, è la seconda esperienza sanremese, dopo quella dell’estate 2021.

La differenza principale è il cambio di categoria, visto che il concorso prevede due filoni, “Rock” e “Trend” (incentrato su produzioni più pop e contemporanee), e nel giro di dodici mesi i Kippes si sono trovati sui due lati della barricata. Merito della varietà della loro proposta, che ha portato a presentare due brani autografi dalla natura molto diversa fra loro. «Per noi è una bella esperienza, siamo molto contenti di poter tornare a Sanremo Rock. L’esibizione vera e propria è molto stringata, ogni partecipante ha a disposizione 10 minuti contati per salire, prepararsi ed esibirsi, è tutto molto compresso», raccontano Arduini e Bondavalli.

«Ma una volta lì, vi sono molte possibilità, ci sono altri concorsi collegati a quello principale, con modalità diverse, in alcuni casi sono previste anche delle cover. E ci sono spazi nei locali di Sanremo e dintorni in cui suonare». In Liguria i Kippes saranno rappresentati da “Hallelujah”, una canzone autografa che porta la firma di Arduini, da non confondere con l’omonima composizione di Leonard Coehn ripresa da mezzo mondo in mille forme differenti. Un’ispirazione similare alla base vi è, confermata dal titolo e dai suoi espliciti rimandi biblici. Non è una preghiera in senso stretto, anzi, lo sguardo è universale, ma vi sono tanti richiami, dall’organo chiesastico all’utilizzo nel ritornello di una parola ormai universale come l’ebraico “shalom”.

Il pezzo arriva da “Uomini e storie”, l’album di inediti pubblicato nel 2018. «Non certo un prodotto pensato con le logiche attuali, sono ben venti brani, alcuni anche di lunghezza abbastanza ampia rispetto alle canzoni contemporanee. Sono brani che vogliono raccontare appunto storie, parlare di uomini, di quello in cui crediamo, nelle emozioni. Nelle motivazioni che ci spingono a suonare, a salire su un palco, a viaggiare per concorsi e per concerti».

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