“Il Signore delle Formiche” di Amelio dal Festival di Venezia all’Olimpia
Alla proiezione anche il regista con Elio Germano e Luigi Lo Cascio
Reggio Emilia Arriva al cinema “Il Signore delle Formiche”, l’ultimo film di Gianni Amelio che rievoca il processo per plagio che fece scalpore negli anni Sessanta, passato alla storia come “Caso Braibanti”.
Venerdì 9 alle 20,30 il regista Gianni Amelio e gli interpreti principali Luigi Lo Cascio ed Elio Germano saranno presenti al Cinema Olimpia di Reggio Emilia per salutare il pubblico in sala e raccontare il dietro le quinte del film, che in questi giorni è in concorso alla 79esima Mostra del Cinema di Venezia.
Il film, in programma all’Olimpia (via Tassoni 4) da questa sera, racconta la storia di Aldo Braibanti, drammaturgo e poeta condannato a nove anni di reclusione con l'accusa di plagio, cioè di aver sottomesso alla sua volontà, in senso fisico e psicologico, un suo studente e amico da poco maggiorenne.
Il ragazzo, per volere della sua famiglia, venne rinchiuso in un ospedale psichiatrico, perché “guarisse” da quell'influsso “diabolico”.
Una “cura” dalla quale il ragazzo non si riprese mai più.
Nel 1968, mentre nel mondo esplodeva la contestazione e si lottava per libertà individuale e nuovi diritti, in Italia aveva luogo una vicenda processuale che, sotto le mentite spoglie del reato di plagio, fu di fatto un processo all’omosessualità.
Alcuni anni dopo, il reato di plagio venne cancellato dal codice penale, noto anche come codice Rocco dal nome del suo principale estensore, il guardasigilli del governo Mussolini Alfredo Rocco.
Il testo, pur avendo subito molte e profonde modifiche, è ancora in vigore. Ma, all'epoca, servì per mettere sotto accusa i “diversi” di ogni genere, i fuorilegge della norma.
È un altro doloroso capitolo della storia italiana, quello che Gianni Amelio racconta nel suo film, quarto dei cinque titoli italiani in concorso a Venezia. Scritto dallo stesso Amelio con Edoardo Petti e Federico Fava, il film è stato girato in buona parte tra il Parmense e il Piacentino, territori in cui Braibanti è nato e cresciuto.
Prendendo spunto da fatti realmente accaduti, il film racconta una storia a più voci, dove, accanto all’imputato, prendono corpo i familiari e gli amici, gli accusatori e i sostenitori, e un'opinione pubblica per lo più distratta o indifferente.
Solo un giornalista s'impegna a ricostruire la verità, affrontando sospetti e censure.
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