Gazzetta di Reggio

Gualtieri

L’oboista Di Rosa e la lezione di Bosso: «Scalda il cuore e regala emozioni»

Giulia Bassi
L’oboista Di Rosa e la lezione di Bosso: «Scalda il cuore e regala emozioni»

Il concerto alle ore 21 al Teatro Sociale

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Gualtieri A volte nei musicisti, oltre alla componente artistica, si nota e si apprezza il lato umano. Per certuni è automatico pensare come i due aspetti, nell’intersecarsi, non possano che esaltare il valore e la qualità dell’interpretazione dentro la quale si percepisce la volontà di veicolare e condividere con il pubblico, attraverso le note, anche un preciso messaggio oltre la musica. Nella cerchia di questi musicisti poniamo senza dubbio Ezio Bosso, ma anche Francesco Di Rosa, primo oboe dell’Orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia, che del compositore e direttore d’orchestra, negli ultimi anni della sua vita, è stato grande amico: con lui Bosso fece gli ultimi concerti all’inizio del 2020.


Come omaggio e tributo al suo grande amico, Di Rosa insieme a quattro prime parti della più importante orchestra italiana, si esibirà in concerto al Buxus Consort Festival. L’appuntamento è stasera alle 21 al Teatro Sociale di Gualtieri con il Quintetto di fiati dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia: oltre a Di Rosa, Andrea Oliva (flauto), Alessandro Carbonare (clarinetto), Andrea Zucco (fagotto) e Guido Pellarin (corno).

Il concerto, dal titolo “Quo vadis, baby?” comprende sei dei sette brani della New York Suite composta da Bosso per quartetto di sassofoni per la colonna sonora dell’omonimo film di Gabriele Salvatores, trascritta appositamente per quintetto di fiati, e inoltre un Divertimento di Haydn, le Sei Bagatelle di Ligeti e di Beethoven due dei Cinque Pezzi op.33 originariamente composti per organo meccanico. «Bosso ha diretto la nostra orchestra nel 2018 ed è subito scoccata la scintilla – spiega l’oboista marchigiano Francesco Di Rosa –. È iniziata un’amicizia profonda, un rapporto di reciproca stima umana e artistica. Così sono stato coinvolto nel suo vortice di concerti e progetti: tante sere mi invitava a casa per parlarne».


Negli anni ha preso parte ai suoi concerti e tra questi Di Rosa ha suonato con Bosso negli ultimi: il 12 gennaio 2020 alla Sala Verdi del Conservatorio di Milano con la Europe Philharmonic Orchestra e alcune serate con la Filarmonica Marchigiana, culminate nell’ultimo concerto il 4 febbraio al Teatro Rossini di Pesaro. «Sentivo Ezio al telefono tutte le settimane e l’argomento principale erano le “disgrazie” dei musicisti legate alle restrizioni del Covid. Consapevole della brevità della sua esistenza, Ezio era schietto, diciamo… poco diplomatico. Tuttavia, qualsiasi riflessione uscisse dalla sua bocca, era sempre di una sorprendente profondità e di ogni argomento focalizzava l’aspetto più importante, il nodo cruciale. Mentre parlava comunque non si poteva non notare la sua eccezionale umanità che si traduceva nel rispetto per le persone. Ezio è mancato troppo presto anche perché faceva bene al nostro mondo, perché riusciva a riempire i teatri anche con programmi non proprio divulgativi».


«Ad ascoltare Bosso – prosegue – venivano persone che non avevano mai visto un’orchestra. D’altra parte la musica per lui era come una medicina, la sua salvezza tanto che, quando si sedeva al pianoforte riusciva a dimenticare problemi e sofferenze. “Tu non puoi immaginare questa settimana di concerti tenuti nelle Marche, quanta gioia mi ha trasmesso” disse dopo il concerto di Pesaro. In ogni caso, la magia che l’arte dei suoni scatenava in lui, la si poteva constatare vedendo le condizioni difficili in cui trovava all’inizio e la metamorfosi che aveva durante la serata. Indimenticabile per me il concerto a Milano, alla Sala Verdi: in camerino Ezio comprese che quel grande muro di teste mi poteva mettere in soggezione (forse aveva visto che ero un po’ teso); si avvicinò e con l’eccezionale sensibilità che lo contraddistingueva mi mise una mano sul petto dicendomi: “Scalda il cuore e regala emozioni!”. Bene quelle parole, quel gesto, ancora adesso, mi emozionano. Così ho convogliato tutte le mie emozioni sulla musica e ci siamo divertiti. Ezio, prima di andare in palcoscenico diceva “Forza, divertiamoci” e quando riuscivamo a raggiungere quella dimensione, avveniva il miracolo. Quella sera a Milano fu così».

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