«La grande amicizia tra me e Augusto»
Pietro Casarini fondatore del Nomadi Fans Club: «Ecco perché la mostra al Gerra è speciale»
Reggio Emilia Pietro Casarini, novellarese d’origine e correggese d’adozione, fan dei Nomadi e amico personale di Augusto Daolio, co-fondatore del Nomadi Fans Club nazionale, da 17 anni fa parte dello staff di Luciano Ligabue. Per la mostra che ricorda il trentennale della scomparsa dell’artista novellarese “Augusto Daolio: uno sguardo libero” che inaugura oggi alle 17 allo Spazio Gerra, Casarini ha curato la parte cronologica in cui è rappresentata la vita di Daolio dal 1962 al 1992 (anno della sua scomparsa). Ogni pannello (in tutto sono 25) della timeline ospita un anno o diversi anni raggruppati assieme. Si parte da una foto rara del 1962, con un Augusto quindicenne mentre canta sul palco del Cinema teatro Verdi di Novellara. Si esibì con un gruppo di amici, tra cui Bila Copellini che poi divenne il primo batterista dei Nomadi».
Cosa ha di unico questa mostra?
«Per gli amanti di Augusto e dei Nomadi, questa mostra rappresenta un’occasione irrinunciabile perché ci saranno molte cose che parleranno della vita personale di Augusto. Un aspetto particolarmente importante, perché Augusto ci ha messo del personale ovunque, difficilmente scindeva l’uomo dall’artista. La sua compagna Rosi Fantuzzi, per la prima volta, ha voluto condividere una serie di materiali inediti tra cui foto e quadri, oltre a taccuini su cui Augusto incollava di tutto: biglietti di voli, autobus, concerti, disegni. Saranno inoltre esposti molti suoi scritti, tra cui testi di canzoni mai uscite. Emerge una personalità con le antenne sempre alzate. Nella mostra ci sono anche sue dichiarazioni, tra cui alcune quasi visionarie e profetiche, che sono di un’attualità sbalorditiva».
Lei aveva 22 anni quando è morto Daolio ed era molto più giovane di lui. Eppure era nata un’amicizia.
«Chiunque sia nato a Novellara ha avuto a che fare coi Nomadi. Tra gli anni ’70 e ’80, ci si poteva facilmente imbattere in Augusto, lui c’era sempre. Il primo concerto l’ho visto accompagnato da mia madre nella rocca di Novellara, nel 1979, poi ne vidi un altro nel 1986 dietro alla piscina. Lì mi innamorai dei Nomadi. Il primo contatto lo ebbi con Beppe Carletti che aveva un negozio di strumenti musicali in piazza a Novellara. Al mattino andavo lì, lui c’era spesso. Poi alla fine del 1989 ho legato molto con Augusto, nonostante l’età diversa. Ogni volta che lo incontravo mi emozionavo. Essendo io appena diciannovenne, penso gli trasmettessi un certo entusiasmo post adolescenziale. Mi chiamava con sé sul palco per cantare insieme»
Quando l’ha visto per l’ultima volta?
«Il 28 luglio 1992, in un concerto a Campegine, qualche mese prima della sua morte. Era scosso dalla morte del bassista Dante Pergreffi di Fabbrico, a causa di un incidente stradale avvenuto a maggio di quell’anno, e già non stava bene di salute. Nel camper che fungeva da camerino, gli feci trovare un biglietto per informarlo che il giorno dopo sarei partito con amici per un viaggio in treno in Europa. Lui mi rispose tramite Rosi Fantuzzi che mi restituì il biglietto su cui aveva scritto: “ti diverti, ma mai come con noi”. È stato l’ultimo contatto con lui che sarebbe spirato poco dopo, il 7 ottobre di quell’anno».
Lei è un esperto di musica italiana. Cosa ne pensa della voce di Daolio?
«Per l’estensione di note che aveva, sia nei bassi che negli alti, per l’uso che faceva della sua voce, per il timbro e l’impasto pieni e altamente riconoscibili, credo che Daolio possa essere accostato a pochissimi altri interpreti magistrali della musica italiana, come Demetrio Stratos, Francesco Di Giacomo e Lucio Dalla».
Qual era il rapporto tra Daolio e Beppe Carletti?
«Augusto ha passato trent’anni in simbiosi e complicità con Carletti. Lo considerava un fratello maggiore con un modo concreto di fare, come cita nel brano “Hey Nomadi”. Si tratta di un connubio che ha funzionato da tanti punti di vista. Questa certezza di Augusto era talmente chiara che è stata confermata dopo la sua scomparsa, quando Carletti ha preso in mano con successo il timone dei Nomadi».
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