«In Ungheria il battesimo di fuoco». I Gone Feral ora alla prova di Milano
Dopo il debutto live all’estero la band reggiana ha le prime date in Italia
Reggio Emilia Il loro primo concerto lo hanno fatto a luglio all’estero, debuttando davanti al pubblico di un festival internazionale (il Rock Palota, in Ungheria) in cui si sono esibiti sullo stesso palco di big come i Leander Kills. Per i Gone Feral, band reggiana emergente formatasi nel 2018, è stato un vero e proprio “battesimo di fuoco” e ora guardano all’Italia, dove hanno in calendario le prime due date: venerdì suoneranno al Barrio’s Live di Milano mentre sabato saranno al Bahnhof Live di Montagnana (Padova). La voce è di Ruben Pelli, alla batteria c’è Riccardo Fontanesi, al basso Fabian Arduini, infine il chitarrista è Lorenzo Schiatti. Tutti giovanissimi, tutti reggiani. Uniti da una travolgente passione per la musica.
«Facciamo un gran casino – esordisce Ruben – il nostro genere è metalcore ma abbiamo un suono molto punk e aggressivo all’interno del genere. Siamo selvaggi, come racconta il nostro nome».
Da lui comincia il processo creativo che porta alla nascita dei brani musicali originali, poi trasformati in energia pura sul palco.
«Non siamo una band a sfondo politico – chiarisce il cantante – le nostre canzoni parlano di emozioni, di esperienze personali. Di solito io scrivo gran parte del brano poi lo finalizziamo tutti insieme».
L’ultimo singolo, Hunting Grounds, uscito il 19 agosto, «riguarda quella sensazione di rabbia e frustrazione che provi quando noti che il mondo sta andando all'inferno da solo senza motivo, che si tratti di guerre e politici o solo di amici che si voltano le spalle a vicenda».
Le sonorità sono ispirate ai Bring Me the Horizon, agli Architects e ai i While She Sleeps.
Alla domanda se suonano per diletto o se puntano a sfondare, i Gone Feral non hanno dubbi: «Ci crediamo davvero».
Per Riccardo, all’ultimo anno di conservatorio, il loro può sembrare «un genere strano», «un gran casino fine a se stesso», alle orecchie di chi non lo ha mai ascoltato. «Invece sono pezzi complessi dietro ai quali si nasconde un grande lavoro tecnico – assicura –. Al momento stiamo organizzando il video musicale per il prossimo pezzo e l’ idea è di rilasciarlo fra novembre e dicembre 2022».
Ed è proprio il batterista a raccontare come è nata l’occasione del festival musicale ungherese: «Insegno in una scuola di batteria in cui ho incontrato un ex professore che curava scambi culturali in alcune zone dell’Ungheria e lui ci ha consigliato di mandare il nostro materiale per una preselezione. Siamo piaciuti, ci hanno chiesto di partecipare. Era il 2020 e il Covid ci ha costretti a rimandare questo debutto per due anni. Finalmente a luglio abbiamo suonato a questo festival. L’accoglienza è stata molto calorosa, siamo rimasti contenti. Ora speriamo di fare bene qui in Italia».
E sull’ipotesi di esibirsi anche nella loro città: «Noi ci suoneremmo volentieri a Reggio. Non si è ancora presentata l’occasione ma se ci prendono a suonare in un locale, certo che ci andiamo».
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