La street art al centro dei Martedì della Luc
Vincenzo Trione, docente d’arte contemporanea, a Palazzo Dossetti in un viaggio attraverso le opere
Reggio Emilia Nei disomogenei panorami dell’arte del nostro tempo, c’è una tendenza che da qualche anno si sta imponendo, nella quale confluiscono personalità di diversa provenienza generazionale, culturale e geografica. Artisti che condividono precise intenzioni: la necessità di dire le ragioni dell’impegno e della partecipazione, ma di più: recuperare la relazione tra l’arte e il mondo, tra l’arte e la storia presente attraverso lavori capaci di comunicare contenuti e significati, invitandoci a reazioni, a risposte. Una nuova forma di arte politica che va sotto il nome di Artivismo = Arte + Attivismo.
In un libro appena pubblicato da Einaudi, di straordinario interesse (e di bellissima scrittura), Vincenzo Trione si muove attraverso le tante contrade dell’artivismo e domani, nell’incontro dal vivo a Palazzo Dossetti per i Martedì della Luc (ore 17.30, ingresso gartuito) Trione condurrà anche noi, in dialogo con Federico Montanari, attraverso queste contrade, in un viaggio coinvolgente, inatteso tra opere capaci di svelare lati del presente che noi da soli non avremmo né il coraggio né la forza di cogliere e che denunciano alcune tragedie dell’età contemporanea, per scuoterci “dall’insonnia di massa di questo tempo inaudito”, per usare la parole di Don De Lillo. O, per parafrasare Antonio Tabucchi, in questo limbo in cui siamo condannati a stare, mentre alcuni di noi amano alzare gli occhi verso la volta celeste, per contemplare le stelle, altri - e tra questi gli Artivisti - preferiscono guardarsi intorno, per fissare la fogna che è sotto i nostri piedi, riportando l’arte nelle dinamiche della Storia.
Un’arte che esce dai luoghi deputati, la cui tela diventa la società stessa, il cui spazio sono le vie, le piazze, le aree periferiche degradate, segnate da emarginazione e da problemi sociali, il mondo.
È la scena della street art che ha tra i suoi protagonisti Banksy, con i suoi stencil spiazzanti carichi di un significato libertario e anti-autoritario, Blu con i quadri di stampo antimilitarista, JR con i suoi monumenti di carta innalzati alla dignità umana.
Gli street artists si sono mossi dalla Cisgiordania con i monumentali dipinti sul muro costruito dagli israeliani, alle periferie di Bari e di Palermo per riscattarle dal degrado culturale e ambientale, hanno “accompagnato” le primavere arabe, si sono spostati nei teatri di guerra, come recentemente Banksy in Ucraina, hanno “riscritto” il Covid, hanno testimoniato il dramma dei migranti.
L’emergenza dei migranti, una delle grandi emergenze del nostro tempo, ha dato per esempio vita a un immenso immaginario artistico, in cui spiccano alcune monumentali trasfigurazioni di questo dramma di portata mondiale, come Hope di Adel Abdessemed. Un’imbarcazione di legno trovata abbandonata da migranti cubani sulla coste della Florida e, all’interno dell’imbarcazione, accatastati, mucchi di giganteschi sacchi di immondizia.
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