Gazzetta di Reggio

Nuove uscite

Francesco Guccini, la storica intervista del 1998 nel libro “La locomotiva della memoria”

Elisa Pederzoli
Francesco Guccini, la storica intervista del 1998 nel libro “La locomotiva della memoria”

A due mesi dalla scomparsa del cantautore, Francesco Aliberti raccoglie in un volume la lunga conversazione tra ricordi, musica, letteratura e luoghi del cuore. La prefazione è firmata da Beppe Carletti dei Nomadi

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Reggio Emilia A due mesi dalla morte di Francesco Guccini, il sei agosto scorso nella sua Pavana, torna la sua voce. Non attraverso una registrazione inedita o una nuova raccolta di canzoni, ma nella forma che forse più gli apparteneva dopo quella della musica: una lunga conversazione fatta di parole, ricordi, luoghi, libri e divagazioni. A racchiuderla nel libro “La locomotiva della memoria” è Francesco Aliberti - editore, giornalista e scrittore, cofondatore de «il Fatto Quotidiano» e «Il Male» di Vauro e Vincino - che cristallizza in questa pubblicazione fresca di stampa la sua conversazione con Francesco Guccini risalente al 1998, quando chiese ed ottenne di intervistare il maestro per una piccola rivista, “Il Sicomoro”, poi ripresa dal Fatto Quotidiano molti anni dopo.

Come scrive il direttore editoriali di Aliberti Editore nella postfazione, Alessandro Di Nuzzo, ci troviamo di fronte a «una riflessione lucida e puntuale sulle radici, sull’identità geografica, linguistica, culturale e perché no politica di uno degli autori-chiave della cultura “popolare” del dopoguerra italiano». Dentro ci sono Modena, Bologna, Carpi.«La loro memoria si mescola in queste pagine ai luoghi fantastici di Borges, ai paesi e ai mari del Sud di Pavese, al Veneto di Meneghello, a Gadda». Si torna indietro al tempo in cui Francesco Guccini abitava in via Fabbri 43 a Bologna e la sua porta era aperta a chi, anche da perfetto conosciuto, suonasse alla sua porta per una chiacchierata. Più o meno così, iniziò quella che divenne un’intervista.

L’autore scrive: «Mi aprì lui stesso la porta, tossiva forte. “Perdonate, ma ho proprio un’influenza classica”, disse ridendo e soffiandosi il naso. “Era tanto che non mi veniva… di quelle con le gambe che non ti reggono. Solo che una volta c’era la mamma, oggi invece la mamma non c’è più”. Aveva la febbre a trentotto e aveva dovuto annullare un concerto a Rovereto, ma disse di stare bene. L’intervista poteva dunque cominciare». Quasi vent’anni dopo, l’occasione per ripubblicarla, stavolta sul Fatto, con il suo benestare.

«Si conferma una volta di più che quella di Guccini è una voce colta, come diceva Umberto Eco - va avanti Di Nuzzo - però mai saccente o accademica. Erudita sì, ma il giusto: perché l’erudizione, la filologia non è altro che una forma d’amore per la cultura, forse alla fine la più sincera, la più fedele». Il libro apre con un’altra preziosa gemma: la prefazione di Beppe Carletti dei Nomadi che dona alla pubblicazione il suo ricordo personale di una relazione con Guccini che è stata per lui e i Nomadi fondamentale. C’è la memoria del primo incontro e i sedimenti di una collaborazione artistica e umana che ha lasciato più di un segno. «Insieme abbiamo fatto dei dischi, canzoni diventate patrimonio comune, abbiamo litigato con manager e produttori, per decenni il pubblico ci ha considerato due facce della stessa medaglia» scrive Carletti.  © RIPRODUZIONE RISERVATA

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