Gazzetta di Reggio

Mortalità cancro seno -6% in 5 anni, a Udine prima Consensus italiana

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Roma, 18 feb. (Adnkronos Salute) - In Italia si conferma il calo dei decessi per tumore della mammella, la neoplasia più diffusa nella popolazione femminile. Grazie alla progressiva diffusione dei programmi di diagnosi precoce e ai continui avanzamenti terapeutici, la mortalità si è ridotta di circa il 6% nell'arco di 5 anni. In questo contesto si apre domani, 19 febbraio, a Udine la 23esima edizione di 'Focus sul carcinoma mammario', convegno nazionale che da oltre vent'anni rappresenta un appuntamento di riferimento per l'aggiornamento scientifico e clinico sulla patologia. L'edizione 2026 - informa una nota - è caratterizzata da una novità di particolare rilievo. Nella seconda giornata dei lavori è infatti prevista la prima Consensus Conference nazionale sul carcinoma mammario. "Ogni anno in Italia i nuovi casi di tumore della mammella sono oltre 53mila, di cui circa 1.300 in Friuli Venezia Giulia", afferma Fabio Puglisi, professore ordinario di Oncologia medica dell'università di Udine e direttore del Dipartimento di Oncologia medica dell'Irccs Cro di Aviano (Pordenone). "I progressi degli ultimi anni hanno portato a risultati molto incoraggianti: oggi la sopravvivenza netta a 5 anni supera l'88% a livello nazionale e si mantiene su valori analoghi anche nella nostra regione", sottolinea l'oncologo. Nel dettaglio, i dati mostrano che nelle forme diagnosticate in stadio iniziale la sopravvivenza a 5 anni supera il 95%, con un miglioramento costante anche nelle fasi più complesse della malattia. "Sono numeri - osserva Puglisi - che testimoniano l'efficacia di percorsi di cura sempre più integrati. Proprio per questo è fondamentale rafforzare la collaborazione tra i diversi specialisti coinvolti nella gestione della paziente". Il convegno affronta le principali innovazioni emerse nell'ultimo anno. "Nel tumore della mammella in fase precoce - riferisce Lucia Del Mastro, professore ordinario e direttrice della Clinica di Oncologia medica dell'Irccs ospedale policlinico San Martino, università di Genova - si è consolidato il ruolo degli inibitori Cdk4/6 in associazione alla terapia endocrina, con una significativa riduzione del rischio di recidiva e un beneficio anche in termini di sopravvivenza. Parallelamente, si osserva un affinamento sempre maggiore nell'individuazione dei casi in cui è possibile evitare la chemioterapia dopo l'intervento chirurgico. Il ricorso ai test genomici è ormai una realtà consolidata nella pratica clinica quotidiana". Inoltre, viene posta particolare attenzione anche "alla gestione dei sintomi legati alla deprivazione estrogenica: problemi come le vampate di calore o la secchezza vaginale hanno spesso un impatto rilevante sulla qualità di vita e sull'aderenza ai trattamenti". Nel setting metastatico, spiega Puglisi, "le principali innovazioni registrate negli ultimi mesi riguardano il crescente impiego dei coniugati farmaco-anticorpo (Adc), che stanno ampliando in modo significativo le opzioni terapeutiche disponibili. Nell'ambito delle terapie endocrine, le novità derivano dall'integrazione di farmaci biologici selezionati sulla base di specifiche alterazioni molecolari, oggi spesso identificabili attraverso la biopsia liquida. Ulteriori informazioni fondamentali provengono dalle analisi condotte direttamente sul tessuto tumorale mediante Next Generation Sequencing, una tecnologia che consente di indirizzare la scelta terapeutica verso trattamenti sempre più mirati e personalizzati". Quanto al trattamento chirurgico, "è diventato nel tempo sempre più personalizzato e meno invasivo - rimarca Samuele Massarut, direttore dell'Oncologia chirurgica senologica del Cro di Aviano e coordinatore della Rete senologica del Friuli Venezia Giulia - Oggi le decisioni chirurgiche tengono conto di diversi fattori, tra cui l'età della paziente, lo stadio della malattia e le terapie sistemiche previste. Nelle forme in stadio I-II, la chirurgia conservativa associata alla radioterapia rappresenta l'approccio più frequente. Anche la gestione dell'ascella è profondamente cambiata. In un numero crescente di casi, dopo la biopsia del linfonodo sentinella non è più necessario ricorrere alla linfadenectomia ascellare, con un chiaro beneficio in termini di riduzione delle complicanze e di qualità di vita. La mastectomia radicale rimane oggi riservata a situazioni selezionate ed è sempre il risultato di una decisione condivisa con la donna". Nella giornata di venerdì - riporta la nota - è prevista la lectio magistralis di Giuseppe Curigliano, presidente eletto della European Society for Medical Oncology (Esmo). "In Europa - dichiara - il tumore della mammella è una delle patologie oncologiche più diffuse, con oltre 374mila nuove diagnosi ogni anno e più di 95mila decessi. Non si tratta esclusivamente di una patologia femminile: seppur rara, colpisce anche circa 4.400 uomini l'anno nel continente europeo. Per questo è fondamentale continuare a investire nella ricerca clinica, sviluppando nuovi strumenti diagnostico-terapeutici e ottimizzando quelli già disponibili. L'Italia - conclude lo specialista - fornisce da anni un contributo rilevante alla ricerca oncologica internazionale e si colloca stabilmente ai primi posti per numero e qualità degli studi presentati ai principali congressi scientifici internazionali".