Cyberattacchi: in Francia hacker contro i frigoriferi del sangue, Salutequità 'allerta anche in Italia'
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Roma, 4 nov. (Adnkronos Salute) - "Quanto accaduto in Francia dimostra che oggi per mettere a rischio la salute dei cittadini non è necessario attaccare direttamente un ospedale o una banca dati sanitaria. Può bastare compromettere i sistemi informatici di un fornitore che gestisce apparecchiature essenziali per l'assistenza. È un campanello d'allarme che anche l'Italia deve prendere molto sul serio". Così all'Adnkronos Salute Tonino Aceti, presidente di Salutequità, commentando la notizia che arriva dalla Francia, dove gli hacker hanno preso di mira i frigoriferi utilizzati per conservare le donazioni di sangue. Dopo i frigoriferi dei supermercati, ora sono quelli utilizzati per la conservazione delle donazioni di sangue a finire nel mirino di attacchi informatici che avrebbero provocato un innalzamento della temperatura all'interno - normalmente mantenuta a -30°C - fino a 110°C. "In questo caso, fortunatamente, i sistemi di allarme e le procedure di emergenza hanno funzionato, evitando danni ai pazienti e la perdita di preziose donazioni di sangue - spiega Aceti - Ma non possiamo affidare la sicurezza delle cure soltanto alla capacità di reagire quando un problema si è già verificato. Occorre investire nella prevenzione, verificare la sicurezza informatica delle apparecchiature sanitarie e dei fornitori esterni, garantire sistemi di controllo indipendenti e predisporre procedure alternative che assicurino la continuità dei servizi anche in caso di attacco". Anche nel nostro Paese, esorta il presidente di Salutequità, "deve essere verificato il livello di protezione dei sistemi di conservazione del sangue, dei farmaci e dei materiali biologici, a partire dalla sicurezza degli accessi da remoto. La trasformazione digitale della sanità offre opportunità straordinarie, ma - avverte Aceti - introduce anche nuove vulnerabilità. La cybersicurezza non può essere considerata una questione riservata ai tecnici informatici: è parte integrante della qualità e della sicurezza dell'assistenza e deve diventare una priorità delle politiche sanitarie. Perché proteggere le infrastrutture digitali della sanità significa, prima di tutto, proteggere i pazienti". Un "campanello di allarme reale anche per il nostro Paese - conclude - che a questo punto non potrà e non dovrà permettersi di farsi trovare impreparato". Nessun allarme per la sicurezza del sangue in Italia ma "gli attacchi informatici verificatisi in Francia alle frigoemoteche richiedono di alzare il livello di attenzione sugli 'spazi freddi' del sistema sangue. Il Centro nazionale sangue ha invitato, in raccordo con il ministero della Salute, le strutture trasfusionali a mantenere la massima attenzione, verificando le temperature e adeguando le misure di sicurezza atte a prevenire i rischi emergenti". Così all'Adnkronos Salute LucianaTeofili, direttrice del Centro nazionale sangue dopo il caso degli attacchi informatici ai frigoriferi di emoderivati oltralpe. "La catena del freddo è da sempre un aspetto particolarmente controllato nell'ambito dei percorsi e processi che garantiscono e qualità e sicurezza del sistema trasfusionale italiano. Sono normalmente operativi protocolli di sicurezza per il monitoraggio attivo delle temperature dei frigoriferi per la conservazione degli emocomponenti e piani di emergenza in caso di incidente", conclude.
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