Hpv, Nappi (UniFg): "I tumori correlati possono essere prevenuti con vaccinazione e screening"
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Roma, 5 nov. (Adnkronos Salute) - "Quando parliamo di Hpv è importante considerare non solo le patologie legate all'ambito ginecologico, ma anche quelle che interessano altri distretti, come testa e collo. Queste ultime sono certamente meno rappresentate dal punto di vista epidemiologico, ma sono anche quelle per le quali lo screening e la prevenzione primaria tramite vaccinazione sono praticamente assenti. Sono quindi un argomento da tenere in degna considerazione. È chiaro, comunque, che la parte del leone la fa il cancro del collo dell'utero, che ribadiamo essere una patologia che non solo può essere intercettata precocemente, ma può essere prevenuta". Lo ha detto Luigi Nappi, professore di Ginecologia e ostetricia all'università di Foggia, intervenendo al convegno 'Eliminazione delle patologie Hpv-correlate: utopia o possibilità reale?' oggi a Roma, un appuntamento che si propone di analizzare lo stato dell’arte delle strategie di prevenzione primaria e secondaria, i risultati ottenuti e le principali sfide ancora aperte, promuovendo un confronto multidisciplinare tra esperti, società scientifiche, istituzioni e associazioni dei pazienti. "Il peso epidemiologico delle patologie Hpv-correlate è importante sia in termini assistenziali e sanitari, ma anche in termini economici - fa notare Nappi -.Poter intercettare queste patologie, e nel caso specifico poter fare una diagnosi precoce, o addirittura prevenirle attraverso una vaccinazione, ha un valore assolutamente rilevante dal punto di vista sanitario e anche sociale". Per capire se l’Italia stia finalmente procedendo verso l'eliminazione di queste patologie "gli indicatori da tenere sotto controllo non sono solo le percentuali di vaccinazione che, tramite un programma comunitario, stiamo cercando di portare a livelli in grado di garantire un risultato concreto, poiché la vaccinazione è efficace quando raggiunge percentuali di una certa rilevanza in tutta Europa - sottolinea lo specialista - ma anche i risultati clinici che andiamo ad analizzare, ossia non solo l'insorgenza di lesioni precancerose, ma proprio la riduzione del cervicocarcinoma. Si consideri che ancora oggi, purtroppo, in Italia si stima, per difetto, che ci siano tremila donne che ogni anno si ammalano di cancro del collo dell'utero", conclude.
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