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In manette la banda dei furti in casa, il procuratore di Reggio Emilia:"Avevano un codice interno"
«Abbiamo riscontrato un codice interno di regole dietro ai 'ladri della leggè che si esprimeva attraverso una simbologia come i tatuaggi. Per esempio non potevano sposarsi per evitare di mettere a repentaglio la conoscenze dall'associazione, venivano rimproverati se rubavano salvadanai dei bambini o se si picchiavano dando nell'occhio davanti a persone o telecamere. Criminologicamente unici nel loro genere». Così il procuratore capo di Reggio Emilia, Marco  Mescolini ha spiegato come funzionava l'organizzazione di georgiani e ucraini specializzata in furti in casa, smantellata da un'operazione della Polizia di Stato che ha portato a 62 misure cautelari in tutto il Nord Italia, dal Reggiano (dove le bande avevano il loro epicentro) a Modena, Piacenza, Ravenna, Padova, Genova e Bologna, ma anche all'estero (Francia, Grecia, Slovenia e Ungheria) dove avevano diverse ramificazioni. Sono 115 i capi d'imputazione, tra cui anche l'associazione a delinquere.Video Enrico Rossi

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