«Il mio cappelletto reggiano adorato anche in Toscana»
La tradizione di Edi Ferretti Incerti, originaria dell’Appennino, ora nel Livornese «Fatti a mano hanno un sapore unico. A Natale? Con il classico brodo di carne»
REGGIO EMILIA. Porta con sé una storia di migrazioni e di legami mai recisi con le proprie radici, la prima iscritta al concorso sul Cappelletto Reggiano promosso dalla Gazzetta. L’adesione numero uno arriva infatti dall’altro lato dell’Appennino, dalla Toscana, da Venturina Terme in provincia di Livorno. A mandarla è Edi Ferretti Incerti, originaria del Crinale reggiano ma da decenni residente nel Livornese, dove gestisce assieme al marito un’azienda di forniture per forni e pasticcerie.
LA STORIA
Edi appartiene a una delle tante famiglie montanare che hanno vissuto con la pastorizia e la transumanza, divise fra l’Appennino e la ben più mite Maremma. Il padre era originario della zona del Cerreto, del borgo del Ponte del Barone, la madre viene da Febbio di Villa Minozzo, sotto al Cusna. Papà Ferretti ha sempre fatto il pastore e come ogni allevatore ovino delle nostre zone passava l’estate nelle zone più elevate del Crinale prima di trasferirsi in inverno nella calda Toscana, seguendo il secolare tragitto della transumanza. Con il tempo la famiglia Ferretti ha costruito la base nel Livornese, ma senza mai scordarsi le tradizioni culinarie reggiane, a partire dai cappelletti.
LA TRADIZIONE
«Noi i cappelletti li abbiamo sempre fatti, non c’era festa in cui non mangiassimo cappelletti in brodo e torta di mandorle. E ora continuiamo a farli, mia mamma è ancora qui con noi e ci aiuta anche lei», racconta. Il piatto reggiano per eccellenza è apprezzato anche in Toscana, rivela Edi: «Mio marito è toscano, anche lui adora i cappelletti e dice sempre che i cappelletti fatti a mano hanno un altro sapore rispetto a quelli fatti con lo stampino, anche se gli ingredienti sono gli stessi il sapore cambia comunque».
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FESTIVITà
Adesso che si avvicina il Natale, l’occasione per riassaggiarli è ghiotta, letteralmente: «Per le feste prepareremo i cappelletti e li mangeremo con il classico brodo di carne, ci vuole anche quello per completare il piatto alla perfezione. Io ho passato gran parte della mia vita qui in Toscana ma torno sempre volentieri a casa, al Ponte del Barone al Cerreto, e sono legatissima alla mia terra. Così come lo erano i miei genitori, mio padre ha lavorato per tantissimo tempo come pastore ed è sempre rimasto vicino alle nostre usanze», continua. Questo affetto ha portato anche all’adesione al concorso: «La distanza esiste, non posso comprare i giornali di carta ma cerco sempre di rimanere aggiornata su cosa succede nel reggiano, ed in particolare in montagna, usando internet. E quando ho visto di questa iniziativa per i cappelletti ho scritto subito, ho subito pensato di dare il mio contributo per un piatto così importante per la memoria della mia famiglia». —
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