Giuliano Razzoli ha ripreso ad allenarsi: «Non lascio lo sci, Mondiali e Coppa nel mirino»
Al taglio del nastro della sua acetaia, inaugurata venerdì a Razzoli, tanti sciatori, tra cui l’oro olimpico Piero Gros
Villa Minozzo Venerdì Giuliano Razzoli ha inaugurato a Razzolo di Villa Minozzo la sua acetaia.
Tra una scaglia di Parmigiano Reggiano, condita con il balsamico tradizionale dell’Acetaia Razzoli, un calice di Trento Doc, una fetta di salame e altre prelibatezze cucinate per l’occasione da mamma Tiziana e altre rezdore, c’è stata anche l’occasione di parlare di sci. Inevitabile, quando il padrone di casa è un oro olimpico, tuttora in attività.
E del resto anche il logo dell’acetaia, donato dall’artista Ugo Viappiani di Castelnovo Monti, rimanda allo slalom: la “R” di Razzoli si prolunga per disegnare alcune curve, «le curve della mia vita, tra i pali», che poi diventano il simbolo dell’infinito, «che rappresenta un prodotto come l’aceto balsamico, che si tramanda da generazioni».
Prima del taglio del nastro lo sciatore azzurro ha anche attraversato un finto cancelletto di partenza con una ampollina in mano (come si vede nella foto della pagina di destra).
A sottolineare la particolare dell’evento ha contribuito anche la nutrita presenza di grandi atleti, tra cui Piero Gros, l’unico insieme ad Alberto Tomba e Razzoli a vincere un oro alle olimpiadi nello slalom speciale (nel corso dell’evento ha esibito la prestigiosa medaglia conquistata ai giochi di Innsbruck del 1976).
Alla giornata inaugurale non sono voluti mancare anche tanti ex sciatori, come Verena Stuffer e Johanna Schnarf, («che hanno dato soddisfazione a tutta Italia»), Paolo De Chiesa, Cristian Deville («ci siamo sfidati per tanto tempo») e altri ancora in pista, come Elena Curtoni («molto vincente, soprattutto negli ultimi anni) e Mattia Casse. Presente anche il pallavolista Luca Cantagalli.
Il “Razzo” alla sua terza olimpiade, a Pechino, ha sfiorato un’altra medaglia, 12 anni dopo il successo di Vancouver.
In Coppa del Mondo, invece, a Wenger, è tornato sul podio dopo sei anni (con un terzo posto).
Tutti segnali che hanno convinto lo sciatore a non mollare.
Reduce dal viaggio di nozze alle Seychelles, lo sportivo si è rimesso al lavoro. «Ho iniziato ad allenarmi atleticamente in modo molto deciso a Livigno. Tra una settimana invece tornerò sugli sci, in Svizzera. In stagione mi aspetto di poter fare bene perché sto bene e ho voglia di fare bene come sempre. Certo, ci vuole anche un po’ di fortuna, a questa età il fisico non è più forte come un tempo, anche se in verità negli ultimi due o tre anni fisicamente sto meglio che non nei tre precedenti».
L’ultima stagione ha messo entusiasmo al campione olimpico e ai suoi fan. «Nel mirino ci sono i Mondiali di febbraio e la Coppa del Mondo di dicembre. Voglio dunque farmi trovare pronto a dicembre, per continuare il trend positivo dell’ultimo anno. Fin che ho questa sciata e riesco a combattere con i giovincelli continuerò a farlo. Quando vedrò che non sono più in grado di farlo penserò ad altro». Nel frattempo, a proposito di “altro”, ha avviato ufficialmente l’acetaia, che al momento è seguita soprattutto dalle sorelle Margherita e Giordana, ieri attivissime nel coordinare l’evento.
Razzoli, come noto, è un grande appassionato di vini e della buona tavola. Ovviamente è una passione che necessità di molta misura. «La mia alimentazione è molto mirata, ma qualche settimana all’anno posso godermi la nostra gastronomia senza pensieri. Va però detto che la cucina emiliana è buona e gustosa anche nelle cose semplici. Non c’è bisogno di mangiare per forza un chilo di lasagne. Anche se sono un buongustaio, ovviamente, ho dovuto fare attenzione con le quantità. In alcuni periodi dell’anno posso concedermi qualcosa in più. In certi momenti, invece, sono molto più “a regime” per avere la forma ottimale quando conta. Sono seguito da un dottore molto in gamba, sgarro solo quando posso. La passione per il vino e in cibo emiliano l’ho sempre avuta e portata avanti insieme alla mia attività sportiva: sono riuscita a farla combaciare». l
J. D. P.
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