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Paolo Burani nitrisce durante il consiglio: «È la furia ambientalista»

Evaristo Sparvieri
Paolo Burani nitrisce durante il consiglio: «È la furia ambientalista»

Il consigliere reggiano di Avs in Assemblea Legislativa ha imitato un cavallo per attaccare la destra

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Reggio Emilia «Ihihihihihi!». Era da poco passato mezzogiorno, mercoledì 23 luglio, quando nell’aula del Consiglio regionale è rimbombato a microfono un nitrito, acuto e stridulo. Il presidente dell’Assemblea legislativa Maurizio Fabbri, sbigottito, ha volto lo sguardo verso i banchi e la telecamera a circuito chiuso ha inquadrato il consigliere reggiano di Avs Paolo Burani, intento a prodursi nel più classico verso equino. Terminata la performance, ha quindi preso la parola: «Questa è la furia ecologista...». È stato in quel momento che la seduta si è divisa a metà: una buona parte dei membri ha cominciato a ridere divertita, mentre l’altra è sprofondata nell’imbarazzo. Le immagini mostrano, alle spalle di Burani, un’assistente coprirsi il volto con la mano e tenercela per alcuni minuti.

Non c’è che dire: è un’estate bestiale per la politica reggiana. Dopo il caso del coniglio alla festa di Borzano, che ha mandato in tilt mediatico il Comune di Albinea, ci si è messo anche il verde Burani, che ha pensato di imitare "Furia Cavallo del West" nel bel mezzo dei lavori dell’aula, poco dopo che il presidente della Regione, Michele de Pascale, aveva terminato il proprio intervento, tutto incentrato sulle politiche per la salute. Nei dieci minuti successivi il consigliere reggiano di Avs ha letto un attacco, per l’appunto... furibondo, alla destra mettendoci dentro un po’ tutto: i pesticidi e i dazi di Trump, Bibbiano e il decreto sicurezza, mentre attorno a lui regnava lo sconcerto, temendo qualche altro colpo di teatro.

Ma perché Burani ha nitrito? Contattato al telefono ci ha spiegato: «Volevo attirare l’attenzione, ma non lo rifarei. Non vorrei che si perda il senso del discorso». L’obiettivo era attirare l’attenzione sui temi del suo intervento. E, di fatto, c’è riuscito: «Ho parlato di "furia ambientalista" perché sono mesi che la destra ci attacca dicendo che l’ambientalismo frena il progresso e l’industrializzazione, quando invece c’è un clima che ci sta ammazzando, stiamo consumando le risorse del pianeta a una velocità insostenibile. Il problema non è l’ambientalismo. È questa narrazione becera e populista che da tempo agita la destra italiana. Nessuno racconta ciò che viene dopo, quando la realtà bussa alla porta: inquinamento e ingiustizia sociale. Nessuno ammette che togliere protezioni ambientali ha significato spalancare le porte alla distruzione ecologica e al disfacimento del patto sociale».

Per Burani «la nostra narrazione è un’altra: più difficile, ma più vera. E per noi, difendere l’ambiente non è un freno allo sviluppo, ma l’unico modo per garantirne uno autentico, duraturo, giusto». Obiettivo centrato. E tutti ad ascoltare. Ma su WhatsApp, che non perdona, da ieri è un fiorire di meme di Burani con la testa da cavallo, video in cui la Regione è invasa dagli zoccoli di mandrie di bai pezzati, e chi più ne ha più ne metta, accompagnati dalla faccina che ride a crepapelle. Recentemente era stata l’onorevole Augusta Montaruli di FdI a guadagnare l’onore delle cronache per il suo "bau, bau!" ripetuto ossessivamente a un collega per non farlo parlare.

Ma la tradizione delle bestie in politica vanta una lunga tradizione. Nel 2003 Francesco Saverio Romano dell’Udc portò in Parlamento un asino di peluche durante una protesta ironica contro i tagli alla scuola, per denunciare il rischio di "allevare somari". A più riprese diversi parlamentari della Lega hanno fatto sceneggiate con maschere da mucca, gallina o pecora, spesso per protestare contro normative europee sull’agricoltura o la zootecnia, mentre alcuni rappresentanti del M5s hanno portarono cartelli con immagini di animali (in particolare cui topi e serpenti) durante proteste in aula.

In ambito internazionale la palma la guadagnano Boris Johnson, che "da sindaco di Londra, non in aula ma in conferenze pubbliche, è noto per atteggiamenti eccentrici e simulazioni di ruggiti o versi animali a scopo comico o polemico", mentre in India esagerano: alcuni politici hanno portato mucche, capre o persino cobra davanti agli edifici parlamentari, come forma di protesta o simbolismo religioso. Cosa aspettarsi in futuro da Burani? Certo, provenendo dall’esperienza dell’azienda agricola La Collina, ha un bel repertorio da sfoggiare, fra mucche, pecore, capre e oche. Se un giorno per scuotere l’Assemblea legislativa dovesse esordire gridando "chicchirichììììììì!" non si potrà dire che non avesse avvertito i colleghi consiglieri regionali. Lui ripete: «Non lo rifarei». Poi aggiunge: «Comunque è sempre meglio di quello che fece Priamo Bocchi di Fratelli d’Italia, che mostrato il fotomontaggio di un sedere durante un consiglio comunale di Parma convocato in streaming su Zoom nel quale si discuteva una mozione contro le discriminazioni di genere e le violenze legate al sesso».