Kate Middleton a Reggio Emilia. Da Gianni Rodari, Dario Fo a Zygmunt Bauman: le personalità conquistate dal Reggio Emilia Approach
Sono 149 i Paesi e i territori che fino ad oggi hanno avuto contatti con il modello educativo nato a Reggio Emilia
Reggio Emilia Sono 149 i Paesi e i territori che fino ad oggi hanno avuto contatti con il modello educativo nato a Reggio Emilia. Numeri che riflettono lo spirito e la portata internazionale di un sistema che, per la città, rappresenta un orgoglio e insieme un tratto distintivo. E che riceverà ulteriore consacrazione con la visita di Kate Middleton, principessa del Galles, il 13 e 14 maggio.
Reggio Children, società nata nel marzo 1994, due mesi dopo la morte improvvisa di Loris Malaguzzi, si occupa di diffondere il Reggio Emilia Approach al di là dei confini nazionali attraverso formazione, editoria, atelier, mostre, consulenza e ricerca: il progetto era stato dello stesso pedagogista, e il Comune lo ha portato a compimento con il sostegno di cittadini e amministratori. Il manifesto del Reggio Emilia Approach è il Centro Internazionale Loris Malaguzzi, inaugurato nel 2006 negli ex magazzini del formaggio Locatelli, e diventato quel “golfo” immaginato da Loris Malaguzzi in cui arrivano e ripartono tutti coloro che hanno a cuore l’educazione. La vera svolta mediatica risale al 1991. Quell’anno il settimanale americano Newsweek inserisce la Scuola comunale dell’infanzia Diana tra le dieci migliori scuole del mondo, in rappresentanza dell’intero sistema comunale dei nidi e delle scuole dell’infanzia di Reggio Emilia. La notizia coglie di sorpresa le stesse insegnanti, raggiunte fin dalle prime ore del mattino dalle telefonate dei giornalisti.
Negli anni Reggio Emilia è diventata meta, oltre che di insegnanti ed educatori, di visite di personalità di primo piano della cultura, della scienza e dell’impegno civile internazionale. Il primo a farsi vedere nelle scuole della città è Gianni Rodari, nel 1972. Seguono, nel 1999, Dario Fo e Franca Rame. Nel 2007 arrivano il sociologo e filosofo Zygmunt Bauman e José Antonio Abreu, fondatore del programma musicale venezuelano El Sistema. Il 2009 concentra una serie di visite significative: l’astrofisica e divulgatrice Margherita Hack, l’architetto e ingegnere Santiago Calatrava, il presidente del gruppo Feltrinelli Carlo Feltrinelli e il giornalista e saggista Federico Rampini. Nel 2010 è il turno del gastronomo e sociologo Carlo Petrini, mentre nel 2020 visita le scuole lo scrittore e poeta marocchino Tahar Ben Jelloun. Più volte, nel corso degli anni, sono passati a Reggio Emilia anche lo psicologo Jerome Bruner, lo studioso delle intelligenze multiple Howard Gardner e l’economista premio Nobel James Heckman. Le origini risalgono alla primavera del 1945. A Villa Cella, un gruppo di uomini e donne costruisce una scuola per l’infanzia con i proventi della vendita di un carro armato abbandonato, sei cavalli e tre camion lasciati dalle truppe tedesche. A occuparsene è un giovane maestro, Loris Malaguzzi, che vi arriva in bicicletta. Negli anni successivi l’Udi estende l’esperienza, arrivando ad aprire sessanta scuole materne nella provincia. Malaguzzi entra in Comune nel 1963, in occasione dell’apertura della prima scuola dell’infanzia comunale, intitolata Robinson. Dal 1971 coordina anche il sistema dei nidi: il primo viene dedicato a Genoeffa Cervi, madre dei sette fratelli partigiani. Sua è la formulazione teorica dei “cento linguaggi” dei bambini, novantanove dei quali — sosteneva — vengono abitualmente sottratti. Nel 1981 viene allestita la mostra L’occhio se salta il muro, ribattezzata dal 1987 I cento linguaggi dei bambini. Nelle sue diverse versioni la mostra circola a livello internazionale, costruendo i contatti che porteranno, dieci anni più tardi, al riconoscimento di Newsweek e alle visite che da allora non si sono più interrotte.l © RIPRODUZIONE RISERVATA