«Il mondo guarda a Reggio Emilia». Cosa significa la visita di Kate Middleton
Il sindaco Marco Massari e la presidente di Reggio Children Maddalena Tedeschi leggono l’arrivo della principessa del Galles come un riconoscimento internazionale al valore educativo, culturale e sociale dell’Approach nato dalla visione di Loris Malaguzzi
Reggio Emilia «La visita della Principessa del Galles Catherine Middleton è sicuramente un riconoscimento per il nostro sistema educativo e per la nostra città». Così il sindaco di Reggio Emilia, Marco Massari, commenta l’arrivo la visita della principessa del Galles, il 13 e 14 maggio. «Si tratta della prima visita all’estero della Principessa dopo alcuni anni e sarà un onore raccontare la genesi e la pratica di questa nostra esperienza educativa, a conferma che investire risorse ed intelligenze nell'educazione e nella prima infanzia continua a riscuotere attenzione e ad ottenere consensi unanimi. Inevitabile per noi pensare a Loris Malaguzzi, fondatore e guida illuminata di questo nostro percorso scolastico, e a Carla Rinaldi che ha portato avanti nel mondo questa esperienza e che ci ha lasciati un anno fa. Un’esperienza che nasce dalla volontà di considerare l’infanzia un tempo ricco di diritti, di dignità e di creatività e che diventa un approccio educativo esteso a tutta la città, a tutte le persone, senza alcuna eccezione». «Considerare l’educazione della prima infanzia come fondamento della società è elemento costitutivo della nostra comunità, frutto di scelte politiche ed amministrative attuate fin dal secondo dopoguerra che, partendo dalle tradizioni identitarie della nostra città, hanno creato un servizio pubblico di qualità riconosciuto in tutto il mondo. Ringrazio tutte le operatrici e tutti gli operatori di Istituzione Scuole e Nidi d’Infanzia, Reggio Children srl e Fondazione Reggio Children per l'importante lavoro quotidiano svolto nella diffusione e valorizzazione del Reggio Emilia Approac» conclude.
Interviene anche Maddalena Tedeschi, presidente di Reggio Children. «La visita della Principessa di Galles a Reggio Emilia è per noi un onore straordinario e una responsabilità che sentiamo con chiarezza. Ma è anche, e forse soprattutto, un'occasione di confronto autentico. Ciò che ha costruito il Royal Foundation Centre for Early Childhood — restituire alla dimensione emotiva e relazionale dell'infanzia la centralità che le appartiene — risuona profondamente con quello che questa città pratica da decenni nelle sue scuole e che Reggio Children porta nel mondo attraverso la formazione, le mostre, l'editoria, gli atelier e la ricerca e una rete di relazioni con istituzioni educative in ogni continente». «Il mandato di Reggio Children nasce da una convinzione che è prima di tutto politica: i bambini e le bambine sono soggetti di diritti, portatori di pensiero e di linguaggi molteplici. Difendere questa visione significa riconoscere l'infanzia come tempo fondativo dell'esistenza umana. L'approccio reggiano è, nella sua essenza, un pensiero ecologico – aggiunge -. Pone le relazioni al cuore di ogni esperienza educativa — non come metodo, ma come visione del mondo. Ogni bambino e ogni bambina esistono in una rete continua di connessioni: con gli altri, con gli spazi, con le cose, con il vivente. Questa consapevolezza ci ha portato, negli ultimi anni, a mettere sempre più a fuoco il rapporto tra infanzia e natura: non come tema da affiancare alla didattica, ma come prospettiva irrinunciabile. I bambini non osservano la natura da fuori: ne sono parte. Riconoscere questo significa cambiare profondamente lo sguardo educativo. È il filo che attraversa anche il nostro libro Con il cuore fuori. Natura e avventura, che proprio in questa occasione presentiamo nella sua edizione in lingua inglese». «Malaguzzi immaginava il Centro Internazionale che porta il suo nome come un golfo: un luogo di approdo e di scambio, non un archivio di risposte già date. È in questo spirito che accogliamo chi viene qui a cercare qualcosa — non per esportare un modello, ma per aprire un dialogo. Ogni contesto deve adattare, reinterpretare, trovare il proprio cammino. È quello che speriamo possa nascere anche da questo incontro straordinario» conclude.