Kate Middleton a Reggio Emilia: perché la sua fondazione guarda al Reggio Emilia Approach
La filosofia educativa nata dalla visione di Loris Malaguzzi è diventata negli anni un riferimento internazionale sullo sviluppo dei bambini nei primi anni di vita, tema centrale anche nel lavoro promosso dalla principessa del Galles attraverso il Royal Foundation Centre for Early Childhood
Reggio Emilia La visita di Kate Middleton a Reggio Emilia nasce dall’interesse del Royal Foundation Centre for Early Childhood, la fondazione creata dalla principessa del Galles nel 2021, per il Reggio Emilia Approach ideato da Loris Malaguzzi e diventato un punto di riferimento internazionale nell’educazione della prima infanzia.
La Royal Foundation
“Il bambino è fatto di cento” scriveva Loris Malaguzzi negli anni Ottanta. Dalla visione caleidoscopica dell’infanzia come culla di possibilità, nasce il Reggio Emilia Approach: una filosofia educativa fondata sull’immagine di un bambino con forti potenzialità di sviluppo e soggetto di diritti. Parole che tornano, speculari, nel manifesto del Royal Foundation Centre for Early Childhood, la fondazione reale istituita nel 2021 dalla principessa del Galles, Kate Middleton, la cui visita a Reggio Emilia rappresenterà un importante passo in avanti nel lavoro e nell’espansione globale del centro reale per la prima infanzia. «Quando ho iniziato a svolgere i miei doveri reali – scriveva la principessa presentando la fondazione – ho incontrato persone straordinarie che stavano ricostruendo le proprie vite dopo aver affrontato difficoltà come la tossicodipendenza, la mancanza di una casa, la violenza e i problemi di salute mentale che spesso sono alla base di queste esperienze. Trascorrendo del tempo con loro e ascoltando le loro storie, mi ha colpito la frequenza con cui i problemi di salute mentale, ma anche le difficoltà vissute durante l’infanzia, erano al centro delle nostre conversazioni. È stata la ricorrenza di queste conversazioni a spingermi a voler approfondire l’argomento. E sono grata agli accademici, ai professionisti e ai genitori che hanno condiviso così generosamente le loro conoscenze con me. Perché, comprendendo i dati, osservando la pratica e ascoltando le esperienze dirette, è diventato chiaro che se vogliamo costruire una società più felice e mentalmente sana, uno dei migliori investimenti che possiamo fare è nelle relazioni, negli ambienti e nelle esperienze che caratterizzano la nostra prima infanzia».
«I primi cinque anni di vita – continua – gettano le basi fondamentali per il nostro futuro. È in questo periodo che impariamo a gestire le nostre emozioni e i nostri impulsi, a prenderci cura degli altri e a provare empatia, e quindi a instaurare relazioni sane con noi stessi e con gli altri. Ciò che plasma la nostra infanzia plasma gli adulti e i genitori che diventeremo. I bambini che crescono bene sono il risultato di adulti che si prendono cura di loro. Investire nei bambini significa quindi investire anche nelle persone che li circondano: genitori, educatori, nonni, operatori della prima infanzia e molti altri. Pertanto, la trasformazione della prima infanzia è una responsabilità che spetta a ognuno di noi. Investire in un bambino significa in definitiva investire nella salute e nella felicità future della nostra società, ma per realizzare questa visione è necessario che l’intera società faccia la sua parte. Con la creazione di Royal Foundation Centre for Early Childhood, la nostra missione è quella di sensibilizzare e promuovere azioni concrete sull’impatto trasformativo dei primi anni di vita. Puntiamo a cambiare il modo in cui le persone concepiscono la prima infanzia attraverso nuove ricerche volte a individuare opportunità, collaborazioni per ampliare le soluzioni e campagne creative per dare risalto a questo tema. Lo faremo continuando ad ascoltare gli altri e basandoci sui dati. Non sarà facile, la trasformazione non lo è mai, ma i grandi cambiamenti iniziano in piccolo». © RIPRODUZIONE RISERVATA
