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Kate Middleton a Reggio Emilia, cos’è il Reggio Emilia Approach al centro della visita della Principessa del Galles

Kate Middleton a Reggio Emilia, cos’è il Reggio Emilia Approach al centro della visita della Principessa del Galles

Il modello educativo famoso in tutto il mondo e studiato in 145 Paesi mette al centro il bambino

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Reggio Emilia Per capire perché la Principessa del Galles Kate Middleton abbia scelto proprio Reggio Emilia bisogna partire da qui: dal Reggio Emilia Approach, il metodo educativo conosciuto in tutto il mondo che da tempo ha trasformato Reggio Emilia in un punto di riferimento internazionale per l’educazione dell’infanzia. Non un semplice modello scolastico, ma una vera filosofia educativa nata dall’idea che ogni bambino sia portatore di enormi potenzialità, capace di apprendere attraverso creatività, relazione, ascolto ed esperienza. Da decenni pedagogisti, insegnanti, studiosi e delegazioni internazionali arrivano a Reggio Emilia per conoscere da vicino questo approccio, oggi diffuso e studiato in 145 Paesi del mondo. Figura centrale di questa storia è Loris Malaguzzi (1920-1994), che insieme al Comune, a molti amministratori locali, cittadini e in particolare cittadine, ha contribuito alla nascita e alla costruzione della rete di scuole e nidi d’infanzia comunali di Reggio Emilia.  Ecco i principi del sistema educativo nato a Reggio Emilia (dal sito di Reggio Children).


1. I bambini e le bambine sono attivi protagonisti dei processi di crescita

I bambini sono dotati di straordinarie potenzialità di apprendimento che si esplicitano in uno scambio incessante con il contesto culturale e sociale.  Ogni bambino è soggetto di diritti

Ogni bambino, individualmente e nella relazione con il gruppo, è costruttore di esperienze a cui è capace di attribuire senso e significato.

2. I cento linguaggi

Il bambino, come essere umano, possiede cento linguaggi: cento modi di pensare, esprimersi, capire, incontrare l’altro attraverso un pensiero che intreccia e non separa le dimensioni dell’esperienza. I cento linguaggi sono metafora delle potenzialità straordinarie dei bambini, dei processi conoscitivi e creativi, delle forme molteplici con cui la vita si manifesta e la conoscenza viene costruita.

Compito del nido e della scuola dell’infanzia è valorizzare tutti i linguaggi verbali e non verbali con pari dignità.

3. Partecipazione

La partecipazione è la strategia educativa che viene costruita e vissuta nell’incontro e nella relazione giorno dopo giorno. La partecipazione valorizza e si avvale dei cento linguaggi dei bambini e degli esseri umani, intesi come pluralità dei punti di vista e delle culture. La partecipazione genera e alimenta sentimenti e cultura di solidarietà, responsabilità e inclusione, produce cambiamento e nuove culture.

4. Apprendimento come processo di costruzione soggettivo e nel gruppo

Ogni bambino, come ogni essere umano, è costruttore di saperi, competenze e autonomie. Il processo di apprendimento privilegia le strategie di ricerca, confronto e compartecipazione.

 

5. Ricerca educativa

La ricerca rappresenta una delle dimensioni essenziali della vita di bambini e adulti, una tensione conoscitiva da riconoscere e valorizzare. La ricerca tra adulti e bambini è prioritariamente una prassi del quotidiano, un atteggiamento necessario a interpretare la complessità del mondo, ed è un potente strumento di rinnovamento in educazione. La ricerca, resa visibile attraverso la documentazione, costruisce apprendimento, riformula saperi, fonda la qualità professionale, si propone a livello nazionale e internazionale come elemento di innovazione pedagogica.

6. Documentazione educativa

La documentazione è parte integrante e strutturale delle teorie educative e delle didattiche. Rende visibile e valutabile la natura dei processi di apprendimento soggettivi e di gruppo dei bambini e degli adulti, facendone un patrimonio comune.

7. Progettazione

L’azione educativa prende forma attraverso la progettazione della didattica, degli ambienti, della partecipazione, della formazione del personale, e non mediante l’applicazione di programmi predefiniti. Si realizza attraverso una stretta sinergia tra l’organizzazione del lavoro e la ricerca educativa.

8. Organizzazione

L’organizzazione del lavoro, degli spazi, dei tempi di bambini e adulti appartiene strutturalmente ai valori e alle scelte del progetto educativo. È un’organizzazione che costruisce una rete di responsabilità compartecipate a livello amministrativo, politico e pedagogico. Risultano di particolare rilievo condizioni lavorative e forme contrattuali che favoriscono stabilità, continuità e senso di appartenenza.

9. Ambiente e spazi

Gli spazi interni ed esterni del nido e della scuola dell’infanzia sono pensati e organizzati in forme interconnesse e si offrono come luoghi di convivenze e ricerche per bambini e adulti. L’ambiente interagisce, si modifica e prende forma in relazione ai progetti e alle esperienze di apprendimento, in un dialogo costante tra architettura e pedagogia. La cura degli arredi, degli oggetti, dei luoghi di attività è un atto educativo che genera benessere psicologico, senso di familiarità e appartenenza, senso estetico e piacere dell’abitare. Premesse e condizioni primarie anche per la sicurezza degli ambienti, una qualità generata dal dialogo e dall’elaborazione condivisa tra le diverse professionalità che devono occuparsene e preoccuparsene.

10. Formazione

La formazione permanente è un diritto-dovere del singolo operatore e del gruppo, previsto e considerato nell’orario di lavoro e organizzato collegialmente nei contenuti, nelle forme e nelle modalità di partecipazione delle singole persone. La formazione professionale si sviluppa in modo sinergico tra gli aggiornamenti della singola scuola dell’infanzia o nido, il piano di formazione del sistema dei servizi educativi, le occasioni formative e culturali cittadine, nazionali e internazionali.

11. Valutazione

La valutazione è un processo strutturante l’esperienza educativa e gestionale, che appartiene alla totalità degli aspetti della vita scolastica e si configura come azione pubblica di dialogo e interpretazione.

Con questo obiettivo i nidi e le scuole dell’infanzia si dotano di strumenti – per esempio la Carta dei Servizi, i Consigli Infanzia Città, il coordinamento pedagogico, il gruppo di lavoro e la compresenza di operatori corresponsabili e co-titolari – e di pratiche come la documentazione, la partecipazione delle famiglie e delle realtà territoriali, la partecipazione al sistema pubblico integrato.

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