Gazzetta di Reggio

Reggio

La crisi dell’esagono

La rabbia dei commercianti del centro storico: «Il bando del Comune? Una goccia nell’oceano»

Nicolò Valli
La rabbia dei commercianti del centro storico: «Il bando del Comune? Una goccia nell’oceano»

Reggio Emilia Tra chiusure, spese ed episodi di microcriminalità, i negozianti raccontano le difficoltà del cuore della città: «La via Emilia di una volta non esiste più»

11 MINUTI DI LETTURA





Reggio Emilia «Il bando proposto dal Comune e hub urbano per aiutare economicamente le attività in centro storico? Stiamo parlando di una goccia in un oceano». Così Marco Merola, titolare del negozio Casimiro, commenta la volontà dell’amministrazione di aiutare chi investe ancora nel cuore della nostra città, stanziando sino a 400mila euro. Lo incontriamo nel suo negozio in Galleria Cavour, che è diventata la sua seconda casa, oltre che un gioiellino tra profumi e prodotti artigianali. In questi anni, Merola è diventato uno degli esponenti principali dei commercianti che chiedono maggiori tutele e sforzi per attrarre clienti e non lasciare che il centro "muoia".

Leggi anche questo articolo

Tante chiusure

È sabato mattina e il cuore della nostra città è più vivo del solito: è quel momento della settimana in cui le persone si ritrovano per chiacchierare, passeggiare e, perché no, fare shopping. Il giro della Gazzetta, stavolta, si focalizza su via Monzermone e l’Isolato San Rocco, una zona considerata fragile in virtù di episodi recenti di microcriminalità. Qui, sotto i portici, nella notte di capodanno 2024 gruppi di ragazzini spararono petardi seminando il panico.

Adesso, la situazione pare essere diversa, e lo stesso Merola lo conferma: «Devo dire che il quadro generale da un punto di vista della sicurezza è migliorato, anche grazie alla presenza delle forze dell’ordine che perlustrano il territorio. L’episodio di Capodanno è stato l’unico in 25 anni e, alla fine, anche in altre città le situazioni non sono molto differenti. Sono molto più preoccupato per l’aspetto commerciale: quando si perdono il 30-40% delle attività, si perde completamente l’attrattività». E in effetti, in via Monzermone le serrande aperte si contano sulle dita di una mano. Questa via, una volta, era la strada della moda, una sorta di via Monte Napoleone o via della Spiga reggiana. Vedere uscire i reggiani con le borse dai negozi era normale. Adesso, è tutto cambiato e i cartelli "vendesi" e "affittasi" sono affissi sulle cancellate chiuse col lucchetto. Solo la birreria, aperta in orario serale, fa luce nelle ore più cupe e maggiormente a rischio degrado. Una situazione che mette tristezza.

Leggi anche questo articolo

Un po’ più viva è la Galleria Cavour, anche grazie alla ristorazione: «Quando sono arrivato a Reggio ho conosciuto il termine della parola "vasca", ora non è più così. La via Emilia di una volta non esiste più. La gente parcheggia, arriva in negozio e torna al parcheggio. Con un numero così esiguo di negozi, poi, come facciamo ad essere competitivi?».Merola ha partecipato in questi anni a diverse riunioni e ha sempre cercato di dare una visione diversa attraverso una critica costruttiva, sognando una Reggio viva: «Il Comune ha pagato l’Università di Venezia per un’indagine statistica sul centro ed è emerso che non sono gli eventi a definire la situazione - prosegue Merola -. Vanno benissimo gli eventi, ma devono essere calibrati sul centro storico. È per questo che non sopporto la definizione di centro commerciale naturale per il centro. Questo angolo di città ha la propria storia e la propria unicità».

L’equilibrio

Gli imprenditori locali sono quelli che fanno la differenza, rispetto alle grandi catene e brand internazionali. Il motivo, per l’imprenditore, è chiaro: «Note marche di moda che tipo di ricchezza lasciano in città? Riempire il centro storico di negozi simili non migliorerà i fatti». Merola torna a ribadire l’importanza di uno sforzo collettivo per rilanciare l’Esagono anche perché, per chi ci vive, lavora o anche solo passeggia ricordando tempi migliori, l’attuale situazione è una ferita aperta: «Il centro è una macchina complessa e ci vuole il giusto equilibrio. Un equilibrio che deve essere trovato tra eventi e attività commerciali, tra giorno e sera, tra settimana e weekend. Al centro di tutto, però, c’è il cliente: io senza chi entra a comprare, non sono nessuno. Serve - conclude il titolare di Casimiro- che il reggiano medio torni in città».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google