Gazzetta di Reggio

Le indiscrezioni

Travis Scott a Reggio Emilia: perché il concerto rischia di slittare

Evaristo Sparvieri
Travis Scott a Reggio Emilia: perché il concerto rischia di slittare

I biglietti venduti finora sarebbero al di sotto delle aspettative. Ipotesi 2027 per rilanciare l’evento alla Rcf Arena dopo il caso Hellwatt

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Reggio Emilia Il primo a vacillare potrebbe non essere Kanye West. Mentre l’attenzione pubblica è puntata su Ye e sul concerto del 18 luglio alla Rcf Arena, negli ambienti vicini all’organizzazione circolano con insistenza voci su Travis Scott, il cui concerto è in programma la sera precedente, 17 luglio: gli organizzatori starebbero infatti valutando se esistano margini contrattuali per spostare il suo concerto di un anno. Il motivo? I biglietti venduti finora – si parla di circa 20mila – sarebbero al di sotto delle aspettative (obiettivo 80mila).

Un dettaglio non indifferente, se si considera che nei giorni scorsi gli organizzatori, interpellati sul programma complessivo, hanno confermato pubblicamente solo il nome di Kanye West. Una scelta – hanno notato in molti – che alimenta l’interrogativo: e gli altri artisti? La risposta, al momento, è un silenzio eloquente. Secondo indiscrezioni non confermate, l’entourage americano di Scott non avrebbe intenzione di lasciare che il nome dell’artista venga associato a un evento semivuoto. Se ci fosse stato il cappello del festival – quella manifestazione che avrebbe dovuto chiamarsi Hellwatt, prima della rottura con il direttore artistico Victor Yari Milani – sarebbe stato diverso: i numeri sarebbero stati diluiti in un contesto più ampio. E il successo o l’insuccesso avrebbero avuto un cappello o un paracadute. Senza quel contenitore, invece, l’aritmetica dei biglietti diventerebbe nuda e cruda. E l’entourage, a quanto si dice, non ne sarebbe felicissimo.

Che fare? Di qui il tentativo di resettare e rimandare l’evento di un anno: 2027, in modo da poter rilanciare l’evento nel migliore dei modi. Sempre nell’ambito del non confermato, si parla insistentemente anche del destino degli altri week end della manifestazione: il 4, il 5 e l’11 luglio, sotto il festival ribattezzato Rcf Arena Summer Shows, dove sono attesi Swedish House Mafia, Benny Benassi, Alok, Clean Bandit, Wiz Khalifa, Ty Dolla $ign, Ice Spice, Offset, Baby Gang, Lost Frequencies, Martin Garrix, Ozuna, Nicky Jam. C’è chi dice che – essendo i biglietti venduti sotto il 30mila – si terrebbero comunque, ma collocati nell’Iren Green Park adiacente all’Arena, che può contenere decine di migliaia di spettatori. Nel frattempo, Kanye West resta a suo modo l’unico confermato ufficialmente.

Anche di fronte a una situazione internazionale che continua ad alimentare polemiche. L’ultima in ordine di tempo riguarda la Spagna: il concerto del 30 luglio allo stadio Metropolitano di Madrid resta in calendario, nonostante il ministro della Cultura Ernest Urtasun lunedì abbia dichiarato di essere «disgustato» dalle dichiarazioni antisemite e filonaziste del rapper. Urtasun ha però precisato che «non spetta al Ministero promuovere la cancellazione di alcun concerto a causa delle opinioni di un artista» e che la decisione deve essere presa dal promotore. Insomma, il pressing è cominciato.

Una posizione che, con le dovute differenze, ricorda quella del Comune. Anche qui il concerto del 18 luglio è confermato, anche qui le istituzioni hanno ripetuto di non avere poteri per vietare un evento privato. Ma qualcosa si è mosso, sempre lunedì, in Sala del Tricolore, quando è stato approvato l’ordine del giorno urgente presentato dal consigliere di Reggio Civica, Giovanni Tarquini, con il voto favorevole della maggioranza e la sola opposizione di Forza Italia e Fratelli d’Italia. Il testo ha impegnato il sindaco Massari a sollecitare il ministro dell’Interno Piantedosi e quello degli Affari Esteri Tajani sui rischi di ordine pubblico, ribadendo la contrarietà della città a ogni forma di antisemitismo e apologia dei totalitarismi. Nell’ordine del giorno figurava anche il sostegno all’interrogazione parlamentare del senatore Carlo Calenda, leader di Azione, che ha chiesto ai due ministri di negare il visto d’ingresso in Italia a West, come avvenuto nel Regno Unito. A livello internazionale, quattro Paesi europei hanno ormai chiuso le porte al rapper: Francia, Regno Unito, Polonia e Svizzera.

La fanpage italiana Yeezytalia ha intanto commentato su Instagram: «Siamo stanchi di vivere con ansia e incertezza un concerto che dovrebbe essere un momento di festa e spensieratezza. Molti di noi hanno già prenotato mesi fa voli e hotel costosi perché da quando è stato annunciato il concerto di Ye i costi per una notte si sono quasi triplicati. In molti casi non è previsto neanche un rimborso. Tutto questo nasce da una narrazione politica che non riflette la realtà dei fatti. Se l’intenzione era quella di annullare l’evento, andava comunicato subito, non a due mesi dalla data. Pretendiamo risposte e siamo disponibili al confronto». Il 18 luglio si avvicina. La palla sul concerto di Ye è nelle mani del governo. Su Travis Scott, invece, il rebus sembra appena cominciato e nei prossimi giorni da C.Volo potrebbero arrivare novità ufficiali. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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